A cura della Redazione
Depuratore e ponte di via Sepolcri Che arrivi anche il Giubileo, a patto che davvero s’accompagni un’autentica occasione di giubilo. Il Cardinale Sepe ha una bella idea in testa: cambiare la faccia di Napoli, intesa come vasta area metropolitana, più ampia anche della sua diocesi. Ma la bella idea è che non si affida solo alla preghiera, e punta su iniziative concrete, coinvolgendo la ragione oltre che la fede. Ha individuato nel mare uno dei motivi che mortificano la gioia popolare più che esaltarla. Mare monstrum: la definizione è scontata, riflette però perfettamente una realtà immutabile da quarant’anni, ben prima che il flagello del colera costringesse le autorità a imporre divieti ancora in vigore. Da allora non è stato fatto praticamente niente: la costiera sorrentina miracolosamente s’è salvata, lì l’acqua è apparentemente pulita e il danno vero ce lo siamo beccato noi. Da qualche mese improvvisamente la speranza che qualcosa cambi s’è materializzata con la notizia che il depuratore finalmente entrerà in funzione. Il Cardinale confida che per il primo giugno il miracolo laico si sarà compiuto e non esiste luogo migliore per celebrare il Giubileo del mare. Ci perdoni Sua Eminenza e ci perdonino anche tutti gli altri, ma, tanto per restare legati ai testi sacri, noi torresi siamo diventati come San Tommaso. Dubitiamo di tutto, ormai, vogliamo toccare con mano, vedere con gli occhi che quel colore incerto - oscillante tra il verde marcio e il marrone fogna - sia definitivamente cancellato dal nostro futuro e resti confinato nell’angolo più remoto della nostra memoria. Come quell’odore nauseabondo che dalla foce del Sarno passando per il Porto si estende fin sulla spiaggia: una sciagura che non meritiamo. Non dobbiamo espiare nessuna colpa, come nessuna punizione divina, almeno crediamo tutti, ci sia stata inflitta. Siamo al rush finale, agli ultimi atti di una corsa ad handicap che ancora temiamo di perdere. I tecnici garantiscono che bisogna solo accendere la macchina, il collaudo avverrà in corsa, e le probabilità che qualcosa s’inceppi sono quasi nulle. Sarebbe la fine di un doppio scandalo; tornerebbe lecita la balneazione alla quale incoscientemente ci siamo comunque abbandonati per decenni, e (dopo qualche settimana) tornerebbe praticabile via Sepolcri, strada divisa in due da un ponte che è stato rimosso e mai sostituito. Due storie d’ordinaria inefficienza intrecciate in un’unica intricatissima vicenda: senza collettore, niente ponte, insomma. E valla a spiegare a chi non è dei nostri, non appartiene alla terra dove la normalità è molto meno di un’ipotesi. In questi giorni di esaltazione popolare napoletana, ho provato a mandare come inviato a Napoli uno che non l’avesse mai vista (esistono anche quelli), per vedere l’effetto che fa. Il ragazzo è rimasto conquistato dalla passione che unisce tutti per le gesta della squadra di calcio, ma soprattutto da questa continua oscillazione tra l’alto livello raggiunto nella scienza, nell’arte, nell’industria (quando c’è) e il basso, bassissimo punto di degrado raggiunto in certi momenti di vita collettiva. Non l’ho spedito alla foce del Sarno, aspetto il Giubileo. Se quel giorno sarà festa, la liberazione dall’incubo si sarà compiuta. Così sia. MASSIMO CORCIONE