A cura della Redazione
Festeggiamo con un tuffo collettivo Siamo solo all’inizio, la messa in funzione del collettore è appena il primo atto di una possibile rinascita, segna il ritorno di Torre Annunziata alla sua natura di città di mare con abitanti. L’ipotesi di un litorale di nuovo balenabile, ancora tutto da verificare nei dettagli, impone a tutti noi di attrezzarci. Mentalmente, ma anche economicamente. Dobbiamo cominciare dalla comunicazione: occorre far conoscere la novità al maggior numero di persone possibile, a quanti da anni hanno disertato la Marina del Sole (bellissimo marchio assolutamente da rivalutare) e a quanti da sempre non hanno frequentato la nostra spiaggia, preferendo lunghe trasferte verso desolanti paesini adagiati su una strada nazionale. Torresi, ma non solo: la nostra litoranea deve tornare punto di riferimento per tutta la zona vesuviana: l’acqua pulita renderebbe tollerabile il pendolarismo interno, in venti minuti si arriverebbe al mare, una soluzione utilissima e preziosa in tempi di crisi economica globale. La ristrutturazione della Villa Comunale è funzionale al progetto, ma non basta. Occorre stimolare una vocazione turistica che, se mai è esistita, da troppo tempo è sopita. Possibile che la spiaggia non possa essere frequentata anche di sera? Che in una giornata di sole primaverile sia vietato concedersi il piacere di uno spaghetto consumato in riva con vista sul Golfo? Sogni a occhi aperti, forse, ma tradotti in forza lavoro significano sicuramente occupazione, parola magica che qui spesso si rivela un miraggio dopo le prime speranze innescate da notizie come questa. Ecco la replica cui volentieri rinunceremmo: pure il polo nautico, realtà per ora dimezzata rispetto ai progetti iniziali, avrebbe dovuto trasformarsi in ineguagliabile occasione di sviluppo e di ricchezza da distribuire. In ballo, stavolta, interessi ancora più diffusi, perché far tornare balneabile il mare, renderebbe di nuovo invidiabile questo tratto di costa. Il porto di Stabia (che rabbia vederlo lì a qualche centinaio di metri dal confine: pensi che realizzarlo al di qua della foce del Sarno avrebbe già cambiato la nostra vita) presto non sarà più sufficiente, recuperare le nostre banchine a barche più o meno grandi deve diventare la prossima sfida. Da vincere, perché il pareggio per la nostra classifica della vivibilità non esiste. Per una volta, dopo dieci anni disgraziati, seguiamo l’esempio del calcio: il Savoia è tornato vanto della città con la sua serie di successi. Festeggiamolo con un tuffo collettivo a mare, il posto migliore per riprendere la navigazione. MASSIMO CORCIONE