A cura della Redazione
25 aprile, la "nostra" Liberazione Ci sono momenti in cui serve un segnale, un gesto simbolico per confermare che qualcosa è cambiato irreversibilmente. A Torre Annunziata quel momento è giunto, le minacce al procuratore Marino devono essere rinnegateda una manifestazione di popolo, da una discesa in campo della città. Il tempo del silenzio è finito, l’opera di pulizia che negli ultimi anni ha quasi azzerato i clan ha reso tutti più liberi, meno condizionati, soprattutto finalmente affrancati dall’alibi che la paura debba per forza assecondare le prepotenze. Scendere tutti in strada per dire io ci sono, così non diventa solo un rito formale, una solidarietà di facciata, ma il salto definitivo dalla parte della legalità. Per troppo tempo il Palazzo di giustizia è stato visto come un fortino assediato, intorno c’era un mondo nel quale la legge veniva spesso oltraggiata: piccole e grandi violazioni che comunque diseducavano le nuove generazioni cresciute in un far west senza regole. Ora quelle regole vanno ristabilite e a nessuno deve essere concesso di riproporre il contropotere dell’anti-Stato. Questo è il momento per ribadirlo, il particolare che la marcia per la legalità coincida con la festa per la Liberazione è significativo. Dobbiamo festeggiare un’altra Liberazione, premessa indispensabile per lo sviluppo che verrà quando la crisi mondiale finalmente cesserà di impoverirci. Almeno su questo punto anche la politica troverà un punto in comune, una ragione di convergenza dopo le divergenze che hanno fatto della Giunta un puzzle in eterna trasformazione. Dall’altra parte ci sarà pure un esercito in disarmo, ma pronto a riorganizzarsi secondo un modello sempre più simile a quello di un’azienda. All’efficienza dell’industria del crimine deve rispondere una formazione compatta, non una squadra minata da attacchi interni. Facciamo sentire la nostra voce: in piazza, attraverso la maratona della radio-web Nuovevoci, attraverso il nostro Muro, quello della Barca dei Saperi timonata da Michele Del Gaudio e quelli di tutte le associazioni che stanno adoperandosi per riscattare l’immagine di Torre Annunziata. Ogni megafono è utile, tutto è meglio del silenzio complice che quasi tutti abbiamo osservato per troppo tempo. Roberto Saviano, nei giorni scorsi, ha rivendicato il diritto, sacrosanto, a scrivere e parlare di camorra: conoscenza e indignazione attiva sono le uniche armi che possediamo per combattere il Male assoluto. Mai come in questo caso, però, anche il numero fa la forza. Rivisto in tv, a distanza di un anno, Fortapasc è stato meglio di una seduta psicoanalitica: ancora paghiamo il prezzo salatissimo dei silenzi di quel tempo lontano. Lo Stato oggi ci ha dato coraggio. E’ venuto il momento di esibirlo, senza atti eroici, tutti insieme, gridando giù le mani da Torre e da chi prova a farne un paese normale, come il procuratore Marino, ma anche come tanti comuni cittadini che giorno dopo giorno lavorano onestamente e come i tanti che un lavoro vorrebbero averlo o ritrovarlo. Solo così, finalmente saremo Liberi di Volare. MASSIMO CORCIONE