A cura della Redazione
La politica sia un affare di tutti Ripartiamo. Per l’ennesima volta, si ricomincia con nuovi interlocutori per parlare di vecchi problemi. Da soli non ce la possiamo fare, questa è l’unica certezza. Abbiamo bisogno se non di alleati, di istituzioni disposte ad ascoltarci, ad assecondare le richieste che partono da Torre Annunziata. Sono le stesse da decenni, si sono spesso infrante su un muro di silenzio, neppure l’eco è tornata indietro. Se anche i comuni del nord protestano contro i tagli alla finanza locale, figuriamoci noi che siamo ridotti già a brandelli. Basterebbe che pochi progetti ormai definiti nel disegno trovassero attuazione e saremmo già a metà del guado. Ma pure ciò che è scontato, qui diventa incerto, sempre più simile a un’ipotesi. L’analisi del voto del 28 marzo ha generato nuove divisioni più che una forte unione, la forza centrifuga prevale e il rischio di nuove fughe sconvolge equilibri precari. Che cosa ne uscirà? Difficile prevederlo, la Giunta ha cambiato troppe volte faccia, e sempre per una questione di alleanze difficile da giustificare davanti a un corpo elettorale che le proprie scelte le aveva fatte ben precise nel momento dell’elezione del Sindaco. L’incarico fiduciario è stato affidato a lui che resta il primo responsabile politico dell’attività di governo. Ma i condizionamenti sono troppi, e limitano lo spazio d’azione. Non è una difesa d’ufficio, piuttosto la constatazione di una realtà difficilmente contestabile. Comunque la pensiate su Giosuè Starita. Anche se alla fine è sempre questione di uomini (e di donne). Occorrerebbero quelli giusti: non cedo alla demagogia che impone sempre di parlar male di chi comanda, capisco anche quanto sia difficile amministrare in regime di perenne emergenza, soprattutto mi rendo conto che i continui cambi non garantiscono alcuna linea di continuità a un’idea. Ho letto che cosa pensano Porcelli e Ricciardi, da sempre uomini di parte: conoscono la politica locale come pochi, ne colgono le minime sfumature, riescono a leggere i dettagli che a me sfuggono, ma continuo ad avere la sensazione che qui si tratta di inventare un modello nuovo. La realtà anticipa le teorizzazioni, addirittura le stravolge. Credo che qualcosa di simile stia accadendo in questi tempi di grandissima confusione, al centro come in periferia. La politica deve tornare a essere un affare di tutti, non di pochi. Ecco perché dobbiamo ripartire tutti insieme, eviteremo di finire travolti ancora una volta da un insolito destino. MASSIMO CORCIONE