A cura della Redazione
Un´isola in un mare di inefficienza Vorresti che non capitasse mai, ma quando capita devi attrezzarti in fretta. Una caduta accidentale, per una signora di 85 anni, può provocare effetti psicologici devastanti. Ecco perché scegliere dove ricoverare tua madre, decidere a chi affidare la salute di chi ti è più caro al mondo diventa un’emergenza da risolvere in tempi ridottissimi. E’ stata una libera scelta quella che ha poi portato al nostro ospedale, quel mastodonte che per tutta la mia gioventù scorgevo dall’autostrada, opera eternamente incompiuta finita in tanti libri bianchi sugli sprechi italiani. Sono bastate poche parole di Gaetano Sannino, il primario della divisione d’ortopedia: nulla di formale, ma informazioni mirate che aiutano a capire. Perché oggi abbiamo sempre bisogno di capire, di conoscere. Un’ansia moderna della quale andar fieri più che preoccuparsi. La descrizione preventiva ha perfettamente rispecchiato quello che è poi accaduto. Miglior conferma della scelta non avrebbe potuto esserci. Quei giorni vissuti in corridoio, incrociando volti amici che riportano ai tempi del liceo, hanno rafforzato un senso diffuso d’ottimismo. Raccogli storie di scommesse imprenditoriali che neppure avresti sospettato si potessero lanciare in questo deserto, scopri dettagli di cronaca quotidiana che avresti voglia di gridare a chi vive una vita organizzata nel grigiore, t’arrabbi pure tanto nel vedere errori ripetuti sistematicamente per rassegnata ignoranza, ma soprattutto ti convinci che anche qui le cose possono funzionare in un ospedale, come accade in gran parte d’Italia. Un reparto che gira a regime, un primario che trasmette amore per il proprio lavoro più che senso del dovere, un po’ d’umanità diffusa che a noi non difetta mai, ed ecco che questo piccolo mondo va come dovrebbe. Piacevolmente contagiando chi entra in contatto. Resta la solita risposta: perché non accade dappertutto? Perché l’isola che funziona spesso é circondata da un mare di inefficienza. Questione di uomini. Anche il condizionamento ambientale, l’alibi cui spesso si ricorre quando c’è da giustificare una cronica inettitudine, crolla davanti a chi il proprio mestiere lo sa fare. L’esempio fa più dell’imposizione, le regole vanno osservate prima che dettate da chi poi non le rispetta. Nessuna pretesa di analisi da bar in trenta righe, ma questi barlumi illuminano la speranza. MASSIMO CORCIONE