A cura della Redazione
Guidone, assessore alla concretezza Se mai esisterà un assessorato alla concretezza, per quel posto c’è un solo candidato possibile: Oscar Guidone. Ha fatto più lui nell’ultimo soggiorno torrese che molti di noi in anni. In poche ore ha mobilitato un piccolo esercito che ha ridato dignità alla facciata della Pro Loco. Lo ha fatto senza chiedere contributi, senza aspettare delibere. Ha semplicemente trasferito l’esperienza maturata durante 40 e passa anni trascorsi in Germania, in un comune (Emmerdingen) che lo ha già eletto assessore, lui italiano, anzi torrese fiero di esserlo. Ecco perché un piccolo gesto si trasforma in un grande esempio. Mi ha colpito ancora di più un suo intervento sul Muro di TorreSette, una riflessione spedita appena tornato a casa: si lamentava che oggetto del dialogo fosse la grande politica italiana e non i piccoli fatti torresi. E invece continuiamo ad accapigliarci per vicende, per giunta private, che sono lontane anni luce dalle miserie che quotidianamente ci opprimono. Finite le vacanze, parte una nuova stagione, probabilmente presto arriverà anche una nuova squadra di governo, ma i discorsi concreti sulle cose da fare ancora latitano. Le discussioni avvengono troppo spesso in politichese, anche la scelta delle persone risentono di questa logica. Così va dappertutto, ma la situazione a Torre Annunziata è ancor più grave, perché i problemi da risolvere sono moltiplicati per mille. Ecco perché un assessorato alla concretezza sarebbe indispensabile. Servirebbe a riportarci tutti con i piedi per terra, magari scoprendo che a certe inefficienze della macchina pubblica si può ovviare con la mobilitazione popolare. Invece dopo la denuncia spesso cade il silenzio. L’estate è stata scandita dalle solite polemiche sul mare sporco, quest’anno arricchite dalla psicosi per la sabbia inquinata. Tante parole, ma nessuna azione. Come se fossimo tutti stanchi, rassegnati, certi di una condanna inappellabile. E allora: perché fare? Perché proprio noi? Che ci pensino gli altri. Poi arriva qualcuno e con uno schiaffone in piena faccia ci sveglia. Operazione difficile, ma Oscar ci ha provato. Quei tocchi di colore sul muro di via Sepolcri sono un segnale importante, un gesto d’amore compiuto da un gruppo di torresi che non si arrendono. Ripulire la città non è solo una metafora. Il difficile è continuare. MASSIMO CORCIONE