A cura della Redazione
Meglio fare o non fare? Meglio fare o non fare? Posto così il dilemma sembrerebbe folle, eppure è diventato il tema dell’ultima polemica nell’asfittica politica cittadina. Il quesito si ripropone puntualmente a ogni iniziativa che qualcuno intraprende. Ed è subito contrapposizione: da una parte chi elogia l’azione, dall’altra chi la contesta, perché avrebbe preferito altra destinazione per il finanziamento pubblico. La scena si è ripetuta a proposito della Rassegna Teatrale organizzata con il contributo comunale. Probabilmente non era al primo posto nelle priorità torresi, ma in una città culturalmente agonizzante è comunque uno squarcio nella nebbia, l’occasione concessa a mezzo migliaio di cittadini per ritrovarsi fuori di casa, per riappropriarsi lo spazio, per evitare la fuga verso altre mete, e perché no? Per divertirsi. Insomma tutti fini lodevoli, ma puntualmente criticati. Non credo che Maria Elefante abbia bisogno di difensori d’ufficio, io mi limito a proporre un tema: la precarietà finanziaria può significare azzeramento di tutte le attività che vadano al di là della garanzia di sopravvivenza? L’anno zero è appena cominciato, purtroppo coincide con una crisi che sarà epocale, una nuova emergenza si sovrappone a quella con la quale conviviamo da sempre, ma il ritorno alla normalità non può passare solo attraverso le meritorie operazioni di polizia (e di pulizia). Va incentivata ogni forma di risveglio dal coma. Siamo tutti consapevoli che riportare il lavoro è la grande impresa che servirebbe a restituire speranza e vita generazioni finora abbandonate, lasciate pascolare in strada, senza un’alternativa al nulla. Ma un contributo prelevato dalle casse comunali con il consenso esplicito della maggioranza non fa saltare il grande progetto. Per quello l’aiuto deve arrivare dall’alto, dallo Stato, ed è il secondo punto dell’operazione riscatto. L’autofinanziamento per quel disegno non serve, non riusciremmo mai ad annullare le distanze che ci dividono da altre realtà: producono più ricchezza e si dividono più ricchezza. E’ il federalismo ridotto all’osso, una formula che non può valere per chi è nelle nostre miserrime condizioni. E’ questa la vera battaglia da condurre, tutti insieme, senza divisioni. Discutere fa bene, litigare molto meno. Alla fine ci resta la miseria senza un briciolo di nobiltà (di pensiero). MASSIMO CORCIONE