A cura della Redazione
Elezioni, riapre la fiera della retorica Prepariamoci ad ascoltare le solite litanie: promesse, promesse, promesse. La grande fiera sta per riaprire, tutti proporranno la ricetta giusta per uscire dalla melma. Lavoro, sicurezza, immondizia: le nostre priorità diventeranno le loro armi di battaglia. Una guerra della retorica mentre viviamo tutti il più clamoroso insuccesso che una società civile possa registrare: le condizioni igieniche di un‘intera regione sono a livello di villaggi africani, l’assenza di programmazione durata decenni impedisce perfino di scorgere l’orizzonte delle nostre speranze. Eppure una valanga di parole sta per abbattersi sulle nostre teste. Questi sono i giorni delle prove generali, noi al centro di un rimpallo di responsabilità che in nessun modo può rappresentare la soluzione della nostra emergenza permanente. Da un lato c’è chi ha paura di pagare il conto senza possibilità di rateizzazione, dall’altra chi si propone come alternativa, posizione più comoda, ma solo nella fase della campagna elettorale. Il dopo spaventa anche loro, statene certi. Noi in mezzo, con le armi spuntate degli elettori senza diritto di scelta sui singoli che ci governeranno. Dovremo aspettare per conoscere chi ci sarà proposto come rappresentate. Liste da prendere a scatola chiusa. Che cosa significhi questa condizione l’abbiamo sperimentato in questo breve periodo della legislatura più veloce della storia repubblicana. Nessun punto di riferimento, nessuno che là, nel Palazzo, rappresentasse i nostri bisogni, amplificasse le nostre grida disperate. Avete forse sentito qualcuno denunciare la nostra realtà miserrima? Tutti hanno ostentato equidistanza e calma olimpica. Perché nessuno dovrà rendere conto a chi lo ha spedito a Roma. La designazione e il posto sulla scheda li ha decisi il partito. Nel frattempo è cambiato anche quello, ora l’importante è scalare qualche gradino per evitare brutti scherzi. Non invoco padrini, non rimpiango i boss della politica che proteggevano solo i loro compaesani: quelli non li abbiamo mai avuti, e comunque rappresentano una stortura del sistema. Né propongo lo sciopero del voto contro chi di fatto ci ha abbandonato al nostro triste destino. No, la diserzione dei seggi farebbe il gioco di chi già non ci ama, finiremmo estromessi da tutto, cancellati. Basterebbe sapere che in Parlamento sieda un signore che conosca almeno in che stato viviamo. In attesa di una riforma che chi sa quando verrà votata e approvata, qualcosa possiamo pretendere. Di non essere esclusi pure dalle liste. Alziamo la voce, finché possiamo. MASSIMO CORCIONE DIRETTORE SKY SPORT