A cura di Domenico Gagliardi

Conciliare Giustizia e Diritto è possibile? E' stato questo il tema affrontato nel corso dell'incontro promosso dall'Associazione Forense "Nicola Di Prisco" di Torre Annunziata. Ne hanno discusso, insieme al presidente avvocato Roberto Azzurro, lo scrittore Maurizio De Giovanni, il presidente del Tribunale di Torre Annunziata, Oscar Bobbio, il Procuratore della Repubblica Alessandro Pennasilico, il pubblico ministero Luciano D'Angelo, il presidente della I Sez. Civile del Tribunale di Torre Annunziata, Stefano Chiappetta, ed il giudice penale Giuseppe Sassone.

Tanti gli spunti di riflessione emersi dal dibattito, svoltosi nell'aula "G. Siani" della struttura giudiziaria oplontina lo scorso 5 giugno. Tutti hanno come punto di partenza la canzone di Francesco De Gregori "Il bandito e il Campione", dove il cantautore scrive: "Cercavi giustizia ma trovasti la legge".

«Il legislatore è un po’ come un romanziere, che non tiene conto delle imperfezioni dei suoi personaggi. Proprio come faccio io», ha esordito De Giovanni, autore di celebri romanzi con protagonisti uomini di legge che spesso la aggirano per fare giustizia (il commissario Ricciardi, la saga dei "Bastardi di Pizzofalcone"). 

«Antigone rappresenta l’antico archetipo della dicotomia tra giustizia e legge, di quel conflitto tra essere e dover essere presente in ognuno di noi - ha proseguito De Giovanni - . La legge è un insieme di regole che si inquadrano in un preciso momento storico. La giustizia invece è un ideale: naturale che non coincidano».

Per D'Angelo, invece, la dicotomia sussiste sul piano filosofico, ma non nei Tribunali. «E' una strada pericolosa quella di ritenere i due concetti come un ossimoro - ha spiegato il PM -. Questo tipo di riflessione non giova. Ognuno è portatore di un senso di giutizia. Legge e giustizia trovano la loro conciliazione nella Costituzione, che è il baluardo della legalità nel nostro Paese».

Stessa lunghezza d'onda per il presidente dell'Associazione Forense, Roberto Azzurro. «Nella aule di Tribunale non c'è, e non può esserci, dicotomia tra i due aspetti».

Molto più critico, invece, il giudice Sassone. «Tra Giustizia e Diritto ci sono spesso spazi inquietanti, punti di crisi. Negli anni successivi alla seconda Guerra Mondiale, abbiamo assistito ad una forte erosione dei diritti fondamentali, nonostante la Dichiarazione Universale dei Diritti del '48, che tuttavia non è vincolante giuridicamente. Il terrorismo, ad esempio, comprime i nostri diritti e genera paura. Nel campo della bioetica ci sono evidenti lacune dell'ordinamento giuridico. In definitiva - ha concluso Sassone - il processo può garantire una giustizia più conforme al vero, ma non raggiunge la verità assoluta».

Il presidente del Tribunale Bobbio, pone invece il suo accento sulla necessità di esercitare la giurisdizione «con spirito di umiltà e nel rispetto delle persone che si giudicano».

Infine, Chiappetta evidenzia come quella di far conciliare Giustizia e Diritto sia una speranza, anche se «una soluzione definitiva non c'è».

Chiosa finale del presidente Azzurro. «Siamo consapevoli che il tema prescelto può essere dilatato a dismisura e che gli spunti di riflessione potranno giungere da più parti e da più mondi. Ci affascina tuttavia l'idea di confrontarci con intellettuali e giuristi che operano quotidianamente  sul  nostro territorio  sui  "se"  e  sui "perché" ancora sussista uno iato tra Giustizia e Legge, e sul  "come"  gli operatori del diritto possano concretamente agire per consentirne la coincidenza».   

Insomma, ciò che emerge è l'accordo sul non essere d'accordo! Giustizia e Legge, il dibattito resta aperto. Ed era forse questo l'intento dell'incontro. Suscitare negli operatori del Diritto, ma anche nei cittadini, quel sano dibattito democratico volto alla risoluzione (?) dell'atavica questione.