A cura della Redazione
Reperti mai visti prima alla mostra di Oplontis: così si rilancia il turismo Il 2015 è, nei piani della Soprintendenza archeologica vesuviana e dell’Amministrazione comunale di Torre Annunziata, l’anno giusto per il decollo turistico del sito di Oplontis, suburbio marittimo dell’antica Pompei. Una perla, patrimonio Unesco, del complesso archeologico vesuviano che ha in Pompei ed Ercolano i contesti di riferimento per grandezza degli insediamenti antichi e dei parchi archeologici attuali, mentre è in prossimità del mare che sono stati trovati gli esempi più rari delle ville appartenenti al ceto privilegiato. Esse ci hanno lasciato i reperti più straordinari e pregiati. Non è un caso se le committenze, all’epoca, erano, nel caso di Oplonti, di livello superiore alla media. Il riconoscimento Unesco è il “sigillo” di questo valore che impegna le Istituzioni a regolarsi di conseguenza, cosa che non sempre avviene. Oplontis, ad esempio, non è citata nella denominazione della sua Soprintendenza. Secondo l’assessore alla Cultura di Torre Annunziata, Antonio Irlando, l’evento della mostra di reperti archeologici a Palazzo Criscuolo, che si svolgerà da aprile a giugno, è stato pensato ed organizzato anche per riaffermare il valore di una presenza turistica e culturale che è stata in alcuni casi ignorata dall’establishment culturale locale e nazionale. E, a tal riguardo, è calzante quanto citato in precedenza. Vale a dire la legge che ha ridato l’autonomia alla Soprintendenza archeologica vesuviana, omettendo, però, il nome di Oplontis nella sua nuova denominazione. Non è un caso se il decano dei direttori (ed editori) delle testate giornalistiche di Torre Annunziata, Pasquale D’Amelio, fondatore de La Voce della Provincia, mi ha inviato una mail nei giorni scorsi, di cui lo ringrazio. In essa, insieme agli auguri per il nuovo anno, mi ha comunicato la condivisione del mio recente articolo L’Italia potrebbe perdere il primato di siti Unesco. “Colpa” di Pompei? pubblicato su torresette.it. Per stigmatizzare, nell’occasione, uno spiacevole episodio: nel biglietto augurale natalizio che la Soprintendenza archeologica ha inviato a numerosi personaggi locali sono citati Pompei, Ercolano e Stabia ma è stata esclusa Oplontis. «Bisognerebbe girare il quesito al ministro Dario Franceschini», è la risposta. Dal momento che (e non si capisce per quale motivo) Oplontis (sito Unesco) non rientra a giusto titolo nella denominazione dell’Ente pubblico governativo. Non andiamo oltre nella polemica, anche se abbiamo dalla nostra molti argomenti. Resta solo da rimpiangere il tempo perso a Torre Annunziata dalla classe dirigente locale. Ed era ora che prendesse a cuore una questione che non è affatto di lana caprina per le conseguenze di “solitudine” e “disconoscimento” che ha comportato. Merito ad Irlando, che per primo ha promesso di impegnarsi. Ed i risultati risiedono proprio nell’allestimento della mostra di primavera, organizzata dal Comune in collaborazione con la Soprintendenza. Il valore promozionale di un’area culturale e turistica ha bisogno (anche) di segnali di questo tipo nel mondo della comunicazione. La location per l’esposizione dei reperti scavati nelle due Ville (A e B) site nel territorio oplontino sarà Palazzo Criscuolo, sede del Municipio. Il protocollo siglato con la Soprintendenza prevede la durata di tre mesi (da aprile a giugno) e l’ingresso a pagamento per i visitatori. Gli organizzatori stanno studiando le modalità di accesso al “museo temporaneo”, sito nella Casa comunale, insieme alle misure di sicurezza per contrastare furti ed atti di vandalismo, considerato che parliamo di mettere a portata di mano dei visitatori tesori d’inestimabile valore. Saranno esposti gli ori della Villa B di Oplontis (di Lucius Crassius Tertius) ed i reperti della Villa A (la cosiddetta Villa di Poppea). Questi ultimi non sono mai stati mostrati al pubblico prima d’ora. Gli Ori si trovano attualmente nel caveau di una banca a pochi chilometri di distanza da Torre Annunziata. Per quanto riguarda la Villa A, si parla di mettere in vetrina oggetti straordinari per fattura e ricchezza, segni della particolarità della domus patrizia. Tra essi figurano il corredo marmoreo che circondava i giardini e la piscina, centauresse, busti marmorei, in gergo si chiamano “erme”, e crateri, ovvero grossi vasi con raffigurazioni in bassorilievo. Questi pezzi forse hanno più valore (storico ed economico) degli stessi, ed ormai famigerati, Ori. Ne consegue che saranno assicurati per somme piuttosto cospicue insieme al corredo degli utensili, i monili e le gemme preziose della Villa A. Tra i famosi Ori di Oplontis figurano bracciali, collane ed orecchini. Tra le sculture in marmo, il pezzo più pregiato è senza dubbio il Fanciullo con l’Oca, che è stato esposto in anteprima nella Villa di Poppea in occasione delle Giornate europee del Patrimonio del 2014, con lo scopo dichiarato di anticipare il valore della mostra in cantiere per la prossima primavera. L’assessore ai beni culturali di Torre Annunziata, Antonio Irlando, sottolinea la novità più importante della mostra, organizzata per richiamare nella città oplontina un gran numero di visitatori (finalmente!) facendo decollare con i fatti, e non solo parole, l’iniziativa turistica sul territorio. L’evento culturale oplontino coinciderà con l’apertura dell’EXPO di Milano, per cui saranno possibili soluzioni incrociate di pubblicità e, si spera, di flussi turistici, che aumenterebbero la portata della riuscita dell’iniziativa. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2