A cura della Redazione
Estate a teatro, magari a Torre Annunziata Venerdì sera, con un vento inclemente e un cielo plumbeo, l´invito alla cultura si è comunque rinnovato. Speranzosi che quel palco all’aperto montato alle spalle della piccola, ma possente, chiesa di Sant’Alfonso a Torre Annunziata non venga altrettanto vessato il 7 giugno, data di inizio degli spettacoli della rassegna “Estate a Teatro”. La kermesse è stata presentata nella sua seconda edizione, ed è una rivendicazione del carattere territoriale. Tenta anche quest’anno, con le sole compagnie amatoriali torresi, di prendersi uno spazio per la formazione artistica e ludica anche lì dove c’è il maggior timore che essa non esista. Presentata dinanzi ai rappresentanti delle compagnie che si esibiranno sul palcoscenico e ad ospiti di eccezione, e con un omaggio al poeta Peppe Viola, il “giullare” scomparso due anni fa all’età di 78 anni, la rassegna è ricominciata lì dove l’avevamo lasciata lo scorso anno. E l’Associazione Culturale Alfonsiana s’è presa carico di ogni aspetto che riguardi lo svolgimento delle serate. Dai più comuni accordi con gli sponsor all´organizzazione del service. Per questo, sabato mattina, sono stata ben lieta di incontrare colui che, in gran parte, ha reso possibile questo evento. Danilo Brancaccio, con la moglie Stefania, si presenta in anticipo al nostro appuntamento, dimostrando sin da subito un entusiasmo contagioso. Davanti ad un caffè, seduti nella sala interna del Bar Massè, mi parla di tante cose, lasciandosi interrompere solo quando le proprie idee vengono rimarcate e rafforzate dalle parole di Bina Balzano, regista di una delle compagnie che aderiscono a quest´iniziativa. «È tutto assolutamente senza scopo di lucro - precisa Brancaccio -. Il ricavato, quel poco che non dovrà essere corrisposto alla Siae per i diritti delle rappresentazioni in scena, verrà devoluto come fondo per le iniziative della parrocchia e dell’Associazione». Parla sorridendo, con la moglie che lo sostiene, ad ogni passo, annuendo con quella delicatezza degna delle compagne degli idealisti. Discorre, spiegandomi di ogni tentativo passato, della necessità di creare una “cooperativa culturale”, una confederazione insomma, tra le compagnie torresi. Rimarcando che «nessuna città ha tante compagnie teatrali quante ne ha Torre Annunziata». Si contano, tra ufficiali e non, ben otto gruppi amatoriali. L’idea per un progetto biennale di diffusione teatrale e culturale non è quindi una sorta di visione utopistica. Ma, mi spiega, potrebbe essere il punto di partenza per creare una città unica e unita nella cultura. Attenuando la sensazione di poca diffusione e scarsa continuità dei progetti, che si vanificano in un mondo politico macchinoso che obbliga l’Arte a pagare per la propria identità. «Per abbattere i paletti creati dalla politica bisogna smettere di affidarci ad essa - spiega ancora Brancaccio -. È la cultura che deve fare politica accordandosi con i partiti, senza vanificare gli sforzi del proprio entusiasmo ma puntando su assessori che non lavorino in maniera autoreferenziale». Una dura denuncia, la sua, che si erge dalle ondate di “no” incassate da parte dall’Amministrazione locale. Come quel “no” ricevuto per il progetto di bonifica di un’ala in rovina dell’ex scuola Mons. Orlando, adiacente alla chiesa di Sant’Alfonso. Senza una sede comune per le compagnie teatrali, la sensazione di dispersione resta acuta, ed ognuno finisce per «fare da sè». Avere una sede, non solo consoliderebbe l’identità di questi gruppi sparpagliati e soli, ma contribuirebbe a dimezzare i costi per ogni compagnia e creare un polo culturale di riferimento per il resto della popolazione che desidera godere di un’Arte pulita e arricchente. «Bisogna guardare avanti - conclude Brancaccio, stringendomi la mano - perché Torre Annunziata non è più Oplontis o i pastifici. Torre Annunziata deve imparare a camminare con le proprie gambe guardando al futuro ed evolvendosi sfruttando le proprie risorse». MARTINA VITIELLO (dal settimanale TorreSette del 31 maggio 2013)