A cura della Redazione
Archeologia vesuviana, addio alla biologa Annamaria Ciarallo Il mondo dell´archeologia vesuviana in lutto. Sabato scorso, presso l’Ospedale Civile di Nocera Inferiore, è deceduta tragicamente, in circostanze che ancora devono essere chiarite dalla magistratura, la biologa Annamaria Ciarallo (nella foto). La studiosa è stata la fondatrice e per anni la direttrice del Laboratorio di Ricerche Applicate presso gli Scavi di Pompei, nato nel 1994, che costituisce una vera e propria sezione staccata in situ del CNR. Insieme alla sua équipe ha studiato molti reperti organici, scavati nei parchi archeologici vesuviani, con lo scopo di ricostruire ambienti naturali, modi d’abitare e di produrre, costumi ed interessi di Pompei e dintorni all’indomani dell’eruzione del 79 d. C.. Attraverso l’analisi di pollini, fossili, materiali organici e calchi di radici delle piante, il suo Laboratorio ha descritto lo scenario e l’ambiente di vita nell´antica Pompei. E’ stato così possibile ricostruire nei dettagli il paesaggio dell’area compresa tra il Vesuvio ed il fiume Sarno (in cui si trovava Pompei) di quasi duemila anni fa. Ne è derivata la conoscenza approfondita sul sistema e le tecniche di coltivazione agricola dell’epoca: vale a dire il modo di mangiare, quello di vestire e di abitare. Altri studi importanti hanno riguardato la fissazione della data dell’eruzione del Vesuvio. Se sull’anno della catastrofe non ci sono stati mai dubbi, grazie alle menzioni di testi classici, grandi discussioni ha causato, invece, la stima della data. Gli esperti hanno cercato (con risultati alterni) di stabilire se l’eruzione pliniana che ha distrutto Pompei sia avvenuta in estate o in autunno inoltrato. I risultati raggiunti dalla Ciarallo e dai suoi collaboratori sono spesso serviti da base ad iniziative messe in campo ai giorni nostri, utilizzando le stesse tecniche e le materie prime di un tempo. E’ il caso del famoso e pregiato vino di Villa dei Misteri. Un significativo biglietto da visita delle attività artigianali in situ di una Pompei sempre più viva. Tra i vari riconoscimenti scientifici, la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei (SANP) ha ricevuto il Premio Roero 2003 dedicato al paesaggio viticolo italiano. Quello vesuviano (reintrodotto nella città antica) è composto da vigneti di uve (piedi rosso) che una volta raccolte e vendemmiate sono state lavorate a dovere per diventare vino grazie alla collaborazione di una delle più prestigiose cantine del territorio. Con lo stesso sistema di collaborazione tra Ministero dei Beni Culturali ed imprese locali, la Ciarallo ha proceduto alla riproduzione di profumi, tessuti, utensili, aromi ed erbe medicinali per non parlare delle pietanze tipiche che più di una volta hanno trionfato sulle tavole di ristoro di prestigiosi convegni archeologici. «Il mio impegno è rivolto a creare una prospettiva per i giovani - soleva confidare nelle sue interviste -. Dalle conoscenze dei costumi e della vita dell’impero romano si possono trarre conoscenze utili per arricchire l’accoglienza turistica con eventi e prodotti che possono diventare una forma di reddito per i loro produttori». La scienziata ha inoltre redatto per la Soprintendenza numerose pubblicazioni di piacevole lettura. Ultima sua “creatura”, lasciata prima di andare in pensione, è stata l´orto botanico formato da piante del paesaggio pompeiano di duemila anni fa. Annamaria Ciarallo aveva lasciato la direzione del Laboratorio di Ricerche Applicate degli Scavi di Pompei nel settembre 2011, allorquando andò in pensione. Mercoledì 10 aprile avrebbe dovuto tenere la lezione "Le aree archeologiche vesuviane nella letteratura e nell’iconografia ottocentesca” nell´ambito del nono seminario di Archeologia promosso dall´Archeoclub "Mario Prosperi" di Torre Annunziata, che si sta svolgendo all´Istituto Comprensivo "Alfieri" della città oplontina. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2