A cura della Redazione
Un libro su Michele Prisco: la vita e le opere del grande scrittore torrese Il 19 novembre 2003, all’età di 83 anni, moriva Michele Prisco. E’ stato uno dei più grandi scrittori del Novecento. Nelle sue opere ha saputo raccontare, con abile e straordinaria maestria, i pregi e i difetti della sua terra e della sua gente. A nove anni di distanza dalla scomparsa, al Liceo Pitagora di Torre Annunziata, città nella quale nacque il 4 gennaio 1920, è stato presentato il volume “Michele Prisco. Aspetti inediti della vita e delle opere”, curato dalla docente universitaria Maria Elefante. L’opera è un’indagine sulla vita di uno degli autori italiani più conosciuti e tradotti all’estero, raccontata attraverso aneddoti e testimonianze di familiari, amici, intellettuali che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Un ritratto “fuori dall’ordinario” dell’uomo Michele Prisco e della sua personalità. Una raccolta che giunge a compimento di un percorso didattico, sviluppatosi attraverso seminari ed incontri, che ha portato gli stessi studenti dell’Istituto diretto da Benito Capossela a confrontarsi con un’icona della letteratura contemporanea. Un percorso avviato lo scorso maggio da Maria Elefante, allorquando ricopriva l’incarico di assessore alla Cultura del Comune oplontino. Il libro parte dalla descrizione della casa natia di Michele Prisco, il Villino Anna di via Parini, dove è stata anche apposta una lapide dall’Istituto “Graziani” che ricorda proprio la nascita del grande scrittore. Un tributo alla memoria di chi ha saputo immortalare su carta la complessità di un territorio quale quello vesuviano, sempre al centro delle opere di Prisco in tutta la sua produzione letteraria. Dall’esordio nel 1949 con la raccolta “La provincia addormentata”, che gli valse il Premio Strega come miglior opera prima, al romanzo “Una spirale di nebbia”, vincitore del Premio Strega nel 1966, che venne poi trasposto, più o meno fedelmente, sul grande schermo da Eriprando Visconti, passando per “I pellicani di pietra” e fino ad arrivare all’ultima sua fatica letteraria, “La pietra bianca”, pubblicata nel 2003, anno della sua scomparsa. Tanti i giovani che hanno partecipato, nell’aula magna del “Pitagora”, alla presentazione del volume. Tre studenti, Alfredo Nascita, Eugenia Cirillo e Rita Spano, hanno presentato le loro relazioni sulla produzione letteraria di Prisco, sviscerando gli aspetti più significativi della stessa. “Michele Prisco aveva un pensiero ricorrente: la sua terra natale e la gente che l’abitava - ha sottolineato Nascita -. Per questo motivo, leggendo le sue opere, possiamo ritrovare parte di noi stessi. Nei suoi racconti viene descritto il contrasto latente tra il degrado della terra vesuviana e la storia e la cultura di cui essa è ricca. Come diceva Maria Orsini Natale, altra grande autrice torrese, a Torre Annunziata tra le macerie c’è sempre qualche pietra che luccica”. Oltre a Maria Elefante, hanno preso parte all’incontro il giornalista e saggista Ermanno Corsi, il critico cinematografico Salvatore Iorio, lo scrittore Vincenzo Esposito, Luigi Casale, Caterina e Salvatore Prisco, rispettivamente figlia e nipote di Michele Prisco, e Giuseppe Balsamo, anch´egli nipote di Prisco nonchè promotore del premio di letteratura Oplonti d´oro e d´argento di cui lo scrittore era presidente. “Michele Prisco è la testimonianza di quanto i torresi debbano essere orgogliosi della loro città - ha esordito Maria Elefante -. Un’eccellenza che deve suscitare in tutti noi motivo di vanto. Il libro raccoglie i contributi di tante persone che hanno conosciuto Michele Prisco, da Ferdinando Pagano (conosciuto come Paganiello), a Luigi Casale, compagno di scuola di Michele Prisco. Dai nipoti Salvatore Prisco e Giuseppe Balsamo, alla sorella Ernesta, che ha parlato degli aspetti biografici del fratello, fino ad arrivare alle figlie Annella e Caterina. Si chiude con un archivio fotografico, messo a disposizione da Elisabetta Prisco, che ritrae Michele Prisco nei momenti più disparati della sua vita. Insomma, un’opera a 360 gradi sull’uomo e scrittore Michele Prisco”. “Questa manifestazione è un’opportunità straordinaria per il territorio - ha spiegato il dirigente scolastico Capossela -. I giovani hanno avuto la possibilità di conoscere ed approfondire gli autori di Torre Annunziata. Già lo scorso anno abbiamo organizzato seminari su un’altra grande protagonista della nostra cultura, Maria Orsini. Ed i libri di Michele Prisco e della stessa Orsini saranno ben presto a disposizione degli studenti grazie alla nuova biblioteca che nascerà nell’Istituto, nella quale sarà possibile consultare anche i testi di altri autori conterranei”. Significativa la testimonianza di Ermanno Corsi, che ha parlato anche di Michele Prisco giornalista. “Ha lavorato per qualche tempo al Mattino ed io ero il suo caporedattore. L’importanza di Michele Prisco - ha sottolineato - sta nella possibilità di proiettare la sua produzione letteraria nel futuro di tutte le generazioni che verranno. Un messaggio universale, valido in ogni tempo e in ogni luogo. Diceva sempre che lui non era uno scrittore napoletano ma un napoletano che faceva lo scrittore. Ai suoi tempi, Napoli era una città caratterizzata da un certo grigiore culturale. Non voleva essere considerato come uno scrittore dalla penna “violenta”, come lo furono altri suoi contemporanei, e per certi versi neorealista. La sua era una scrittura che potremmo definire soft, ma non per questo priva di mordente. Ci teneva a fare sua una definizione di Alberto Moravia: narratori si nasce, scrittori si diventa. Ecco, in questo probabilmente si differenzia da Maria Orsini. L’autrice era una narratrice, raccontava mirabilmente i fatti, le persone, i luoghi. Prisco, invece, riteneva necessario fare un ulteriore step, passare da narratore a scrittore. Ossia - spiega Corsi - indagare ed esaminare psicologicamente gli eventi, la gente al fine di comprendere il contesto sociale che connotava i suoi racconti. La provincia addormentata, nella quale scrive della sua terra ai tempi del Dopoguerra, resta un esempio lampante e significativo in tal senso”. DOMENICO GAGLIARDI Nella foto panoramica, da sinistra: Capossela, Elefante e Corsi