A cura della Redazione
Sanità «malata»: le verità in un´esilarante commedia Si è conclusa la Rassegna “Estate a Teatro 2012” promossa dall’Associazione Culturale Alfonsiana. Grandi emozioni si sono avvicendate in questi venerdì di giugno e luglio trascorsi presso il centro sportivo della Parrocchia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Torre Annunziata. L’ultimo appuntamento della rassegna, ovvero “la ciliegina sulla torta”, ha visto protagonista la Compagnia teatrale “Sule pe ‘na sera” che ha portato in scena la commedia “L’ospedale degli infermi scalzi - Stanza 327”. Un testo esilarante, piacevole, leggero, ma che evidenzia quelle che sono problematiche diffuse nel meridione e soprattutto a Napoli: la criminalità, le condizioni disastrose delle strutture pubbliche, l’ignoranza e l’arretratezza di una parte di popolo. La capacità dei giovani attori è stata quella di “addolcire la pillola”, di alleviare il tutto sfruttando i tratti tipici della commedia e le pose classiche della comicità napoletana, come il fraintendimento, la battuta pronta, e anche un pizzico di volgarità velata. La storia è ambientata in una stanza d’ospedale, la numero 327, in cui, a causa della perenne mancanza di posti letto degli ospedali partenopei, vengono ricoverati tre pazienti con patologie totalmente diverse. Il primo è Salvatore Strummolo, in ospedale a causa di una frattura ad una gamba conseguente ad una caduta in motocicletta. Poi c’è Pasquale Malasomma, nato con una malformazione che gli ha causato la crescita di un terzo testicolo e quindi ricoverato per asportarlo. Infine, Vittorio Brambilla, milanese, ricoverato per un trauma cranico e perdite della memoria conseguenti ad una caduta. Costretti ad una convivenza forzata, i tre fin dall’apertura del sipario mostrano subito di non andare d’accordo anche per i motivi più banali, esasperando così la povera caposala Carmela. Lo staff medico è inoltre composto dall’infermiere Ciro Esposito, il quale, per “arrotondare lo stipendio”, assume le vesti di un vero e proprio ambulante, vendendo giornali, riviste, accendini, sigarette e perfino cuscini di proprietà dell’ospedale e dal professor Speranzella, un illustre medico dall’aspetto sciatto e scarmigliato, un po’ rintontito, con un grande problema di udito, il che da àdito agli attori di creare situazioni comiche quanto imbarazzanti. La tranquillità dei pazienti però viene minata non solo dal personale dell’ospedale, ma anche da Teresa Callosa, la moglie di Malasomma, tipica matrona napoletana, impicciona, chiacchierona, un po’ ignorante e con un vero e proprio culto dell’arte culinaria, tant’è che ad ogni sua visita porta con sè un canestro pieno di leccornie e le distribuisce a tutti i degenti della stanza. Diversi elementi sono stati fulcro dell’originalità della commedia. Il differente comportamento adottato da nord e sud Italia nei confronti delle gravi carenze della struttura ospedaliera con i due degenti napoletani che affrontano questo problema quasi come “normalità”, mentre per il milanese, invece, tutto ciò sembra un incubo, abituato com’è ai comfort e all’efficienza dei servizi delle strutture settentrionali. Figurarsi poi l’essere vittima di un’operazione al posto di un altro paziente, uno sbaglio madornale che può costare caro. E’ opinione comune vedere il napoletano come scippatore, malvivente, ma soprattutto truffatore, a differenza dei cittadini del nord, onesti e immacolati. Risulta quanto meno inusuale vedere per una volta il ribaltarsi dei ruoli che il testo propone non senza colpi di scena. Ogni attore del cast è stato in grado di impersonificare al meglio la propria parte, riuscendo a trasmettere al pubblico emozioni anche senza parlare, ma con la semplice gestualità mimica e le espressioni del viso. Da ammirare le capacità di questi giovani e la loro voglia di mettersi in gioco e di dare il massimo per una nobile arte che da secoli ormai intrattiene e unisce le persone, facendole ridere, piangere, ma sempre e comunque sognare. Un encomio particolare deve riconoscersi al cast di attori la cui giovane età non ha impedito di dare vita ad uno spettacolo ricco, piacevole e ben riuscito, sperando che tutto questo non sia “Sule pe ‘na sera”, ma che riusciranno ad allietarci ancora con tanti altri spettacoli (a proposito, la commedia “L’ospedale degli infermi scalzi - Stanza 327” si replicherà venerdì 27 luglio, inizio ore 20.30, sempre presso il Centro Sportivo della Parrocchia di S. Alfonso). Un ringraziamento speciale va ai componenti dello staff dell’Associazione Culturale Alfonsiana, che si sono impegnati affinché questa prima rassegna potesse realizzarsi, e a tutte le persone che, sia direttamente che indirettamente, hanno aiutato e sostenuto l’iniziativa mostrando cordialità e ospitalità per rendere agli spettatori il maggior comfort possibile. Un plauso, infine, a Don Franco Gallo, Parroco della Chiesa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il quale ha reso possibile, sia con l’utilizzo delle strutture parrocchiali sia con il proprio carisma, l’intera rassegna coadiuvando l’Associazione Culturale Alfonsiana nel raggiungimento dell’obiettivo di diffondere, nella non semplice realtà in cui si è insediata, un pizzico di “cultura” e di amore per il teatro e di vivere la nostra città in uno spirito di unione, collaborazione e socializzazione. VALERIO DE MAIO da TorreSette del 13 luglio 2012