A cura della Redazione
Io Scout, esploratore della vita. Lo scoutismo a Torre Annunziata “Sul cappello un bel fior, sulle labbra una canzon, un cuor gioioso e sincero...”. Spiegare cosa significhi e rappresenti il movimento scout, di quali valori sia portatore, quale visione contribuisca a costruire della vita e dell’impegno civile, è impresa a dir poco difficile. Questo in quanto sentimenti, sensazioni e ideali sono frutto di lunghe e faticose sedimentazioni, ma anche perché, molto più semplicemente, i valori non si spiegano, si vivono. Una eccezione a questa regola è stata tuttavia scritta presso il Circolo Professionisti e Artisti per la presentazione del libro “Scautismo a Torre Annunziata 1946-2011”, fatica di Alfonso Scognamiglio, che del movimento è stato ed è figura di riferimento. Non una semplice presentazione tuttavia, non la solita kermesse, ma l’occasione per fare incontrare varie generazioni di scout, dai fondatori del gruppo cittadino ai giovanissimi, farne incrociare storie, ricordi, percorsi in un abbraccio lungo e caloroso. Una occasione durante la quale anche un non scout avrebbe potuto immediatamente cogliere lo spirito, l’essenza del movimento. Gli sarebbe bastato guardarsi attorno con un po’ di attenzione per avvertire il vortice di avvolgente e densa commozione che aleggiava tra i presenti, la felicità degli sguardi, la nostalgica percezione di un tempo in parte irrimediabilmente perduto, mitigata tuttavia dalla consapevolezza di un presente ancora ricco proprio in quanto permeato di quel passato. Ma soprattutto un incontro che nulla ha avuto della patetica tristezza di certi raduni intrisi di reducismo poiché la cifra particolare dell’essere scout sta nel non sentirsi mai ex, se si è stati scout lo si rimane per sempre. Dell’opera e del fitto intreccio di reminiscenze che presenta hanno discusso, coordinati e moderati dal direttore di TorreSette, Giuseppe Chervino, nella sua doppia veste di rappresentante del Circolo ospitante e di eterno scout nell’animo, l’avvocato Felice Cacace e il prof. Francesco Matrone, in qualità di primissimi giovani esploratori oplontini, Biagio Soffitto, che del libro ha scritto la prefazione, e lo stesso autore. Due poltrone vuote a simboleggiare la presenza in spirito dell’avvocato Gaetano Fiorenza e del francescano Padre Prospero Vecchione, rispettivamente fondatore e primo assistente spirituale del gruppo negli anni della sua nascita. Tra i meriti delle ricerche di Alfonso Scognamiglio quello di avere recuperato attraverso la memoria un passato altrimenti condannato a una inesorabile consumazione raccontando una storia iniziata in una città segnata dal dolore e dalla distruzione - gli scout furono tra i primi a scavare tra le macerie causate dallo scoppio dei carri ferroviari il 21 gennaio del 1946 - e continuata fino ad oggi, senza interruzioni di sorta, per più di sessant’anni. Una memoria resa palpabile e visibile dall’avvocato Cacace che ha raccontato di un mondo fatto di semplicità, frugalità, ansia di avventura e scoperta; ha sottolineato il valore formativo, allora come oggi, della legge e della promessa scout; ha evidenziato la continuità e la coerenza profonda degli ideali del movimento. I toccanti interventi di Rino Gatto, Silvana La Rana e Gennaro Montella, a rappresentare tre diverse generazioni di scout, hanno completato una serata indimenticabile dalla quale, forse, potranno nascere rinnovate occasioni di incontro. EMANUELE SOFFITTO (dal settimanale TorreSette del 16 marzo 2012)