A cura della Redazione
Eugenio Bennato, tra altre culture e storie di briganti “La terra del rimorso”, questo il titolo di un interessante seminario tenutosi a Villa Tiberiade in Torre Annunziata domenica 12 settembre all’interno della manifestazione musicale, “Suoni. E la notte si accende”, a renderne ancora più significativo il valore culturale. L’incontro è stato introdotto e moderato dalla docente e scrittrice Carola Flauto, profonda conoscitrice per studio, impegno e militanza, delle “culture altre” ed in particolare di quelle africane intorno alle quali lavora dalla fine degli anni ’80 collaborando alle attività della organizzazione non governativa N.E.A (Napoli- Europa- Africa). Al tavolo dei relatori l’Assessore alla Cultura del comune oplontino, dottor Giuseppe Raiola; Gigi De Luca, ideatore di “Ethnos”, rassegna di musiche etniche giunta al sedicesimo anno di vita; il musicologo Peppe Mauro, esperto e storico della zampogna, strumento che ben rappresenta la tradizione e l’alterità della musica popolare; il musicista, ma la definizione è forse riduttiva a considerare il valore e la funzione delle sue ricerche, Eugenio Bennato. Tutti a chiedersi se e in che misura permangano al giorno d’oggi tradizioni popolari autenticamente sincere e radicate al di là degli aspetti più superficialmente folcloristici. A fare da contraltare al ben noto pessimismo del Maestro Roberto de Simone, che ritiene che nulla più esista di autenticamente popolare e nulla più vi sia da scoprire, la visione più articolata di Bennato per il quale la musica popolare, nel suo camminare e contaminarsi, rimane importante veicolo di recupero ed affermazione di identità. Un’identità che sarebbe necessario ricostruire soprattutto nelle nostre zone, dominate da un’omologazione oramai generalizzata. A difesa della tempesta che che si sta abbattendo sulla nostra cultura minacciando di cancellare con l’appiattimento delle intelligenze ogni residuo di identità, Bennato ritiene che la musica popolare possa costituire un muro, un argine alla catastrofe. Se è vero che il futuro ha un seme antico, allora urge proporre ai nostri giovani il recupero e la conoscenza di una grammatica musicale della tradizione costituita da un corpus fatto di immediatezza, essenzialità, semplicità. Simbolo di questo recupero della memoria è il volto del brigante Ninco Nanco, bellissimo pur nel totale abbandono alla morte, posto da Bennato sulla copertina di “Brigante se more” Viaggio nella musica del Sud, sua ultima fatica editoriale. Uno volto che costringe gli occhi a fermarsi ad una visione non superficiale e frettolosa; un libro che, induce a riflettere e ad interrogarsi su molti aspetti della nostra storia. EMANUELE SOFFITTO (Dal settimanale TorreSette del 17 settembre 2010)