A cura della Redazione
Scavi di Oplonti, prospettive e sviluppo per il sito archeologico La partecipazione a pieno titolo all’iniziativa “La notte dei Musei” ha segnato il rilancio della Villa A di Oplontis (detta comunemente villa di Poppea) che é parte di un parco archeologico più vasto disseminato sul suolo della moderna Torre Annunziata, presumibilmente solo parzialmente portato alla luce. Esso comprende un “villa B” (detta di Crasso, non ancora aperta al pubblico) dove sono stati rinvenuti numerosi monili in oro ed argento che attendono una decorosa sistemazione museale. In prossimità del mare c’é un’antica fonte sita all’interno di un complesso termale tutt’oggi operante (Terme Nunziante). La villa di Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, è oggetto di recenti lavori di restauro conservativo. Importante è anche il decoro esterno di piante identiche a quelle antiche. L’individuazione della specie vegetativa preesistente al 79 d.c. è frutto dello studio del laboratorio di ricerca della Soprintendenza di Villa dei Misteri, diretto dalla biologa Anna Maria Ciarallo che si è avvalso dei reperti formati da radici e semenze carbonizzate scavate in prossimità delle antiche rovine. Una recente conferenza con l’archeologo Lorenzo Fergola (direttore del parco archeologico torrese) e la visita guidata della settimana successiva, ha posto la Villa, probabilmente appartenuta alla Gens Poppea, al centro dell’interesse dell’associazione “Amici di Pompei”. La Villa A è stata interessata recentemente da indagini a cura della missione scientifica guidata da John Clark e Michael Thomas dell’Università del Texas, che ha in progetto la pubblicazione di una monografia. La villa oplontina per struttura, dimensione ed elementi decorativi è tra le più importanti del territorio archeologico vesuviano. Il monumento non è stato fino ad oggi adeguatamente pubblicizzato ed è pertanto ancora poco visitato dai turisti ma le cose stanno cambiando rapidamente in vista di nuove interessanti prospettive. Le indagini di scavo portati a termine su basi multidisciplinari in collaborazione con la SANP hanno riguardato le condotte idriche e fognarie ed il rinvenimento della vasca di carico della piscina. Un colonnato rinvenuto nella parte meridionale della villa dà ragione a chi ha intuito da tempo che da quel lato c’era l’ingresso (in prossimità del rudere dell’ antico mulino Fogliamanzillo). L’area, una volta eliminato il tratto del canale Conte di Sarno, oramai prosciugato, è pronta ad ospitare l’ingresso, adiacente a quello della Villa B, meglio collegata alla rete viaria urbano. La SANP punta anche all’acquisizione di parte del suolo della Fabbrica D’Armi, separato dalla Villa da via Sepolcri. In parte di essa dovrebbe proseguire l’indagine archeologica mentre lo spazio rimanente è destinato a trasformarsi in area di parcheggio per i turisti. Giova ricordare che il territorio era un tempo ricco di acque minerali (fino a poco tempo fa preesisteva nella zona una ditta d’imbottigliamento acqua “Minerva”) motivo che deve aver indotto i consanguinei della seconda moglie di Nerone a costruirvi una villa con piscina. La Villa B di Lucio Crasso Tertius, ancora in fase di scavo, al contrario della Villa A, era una residenza rustica. MARIO CARDONE