A cura della Redazione
Livia Cipriano, l´identità delle donne lucane Al Circolo Professionisti e Artisti si è chiuso il tour di presentazione del nuovo libro di Livia Cipriano “Donne mie della Lucania”. La scrittrice (nella foto), di origini lucane, ama definirsi una torrese. Il suo lavoro di insegnante di lettere, infatti, ha creato un legame indissolubile con il nostro territorio. Docente in pensione della scuola media “Giovanni Pascoli”, ha trovato nella scrittura un modo per parlare di sé e del proprio passato, affrontando momenti anche oscuri della propria vita. La moderatrice della serata è stata la prof. Maria Elefante. Sono intervenuti, inoltre, durante la presentazione, la prof. Gabriella la Rocca, Franca Cecora, Mario Mascia e Sonia Scarpa. Dopo il primo libro dedicato al rapporto con il padre ed il ramo familiare paterno, questa seconda opera è rivolta al nucleo materno della famiglia dell’autrice. La narrazione si svolge attraverso ricordi per condurre il lettore dalla Lucania a Pompei, città che ospita oramai da tempo la sua famiglia. L’autrice definisce il libro una resa dei conti con il proprio passato e con una cultura che non rispecchia il suo carattere, ma è un atto di liberazione. Riconoscendosi come “l’antitesi della donna lucana”, il percorso offerto dalle pagine del libro narra un viaggio letterario ripercorrendo la storia, tra amori, patimenti e ruoli, della sua famiglia. La serata, allietata da letture, è stata molto animata ed allegra: interessanti gli aneddoti, le poesie, l’accurata descrizione de “i sospiri della nonna”, definibili come parole silenziose, e la spiegazione della ripartizione dei compiti all’interno di un nucleo familiare molto ampio. È percepibile, nelle sue pagine, il valore della memoria che fa da impalcatura dell’opera, proprio lo sguardo verso le proprie origini è fonte di rinnovata vita della tradizione, consegnata, come dice la stessa scrittrice, ai nipoti, destinatari del suo libro. La memoria e i ricordi come punto di fuga che riunisce tutta la narrazione, e che alterna ironia e melanconia, semi essenziali della vita. Un lavoro che non vuole chiudersi in vuoti ricordi, per non guardare al futuro, ma che, viceversa, intende progettare il futuro ammonendo un sano rispetto delle proprie origini. Livia Cipriano, infatti, descrive la gente lucana come un branco di lupi uniti contro il pericolo della perdita della propria identità: questo il motivo di sottofondo dell’opera. ANDREA MANZO da TorreSette del 12 marzo 2010