A cura della Redazione
Gli Indigeni cancellati dalle mappe Salvatore Cirillo è un padre salesiano di Torre Annunziata. Nel 1962 giunge a Santiago, in Cile, in occasione dei Mondiali di Calcio, e da allora non è più tornato. A Punta Arenas, località all’estremo sud del continente americano, situata nella costa nord dello Stretto di Magellano, dirige da cinque anni il Museo sugli Indigeni della Patagonia, meglio conosciuto come Museo Borgatello in quanto intitolato a Maggiorino Borgatello, religioso salesiano piemontese, colui che per primo diede un forte impulso allo sviluppo della struttura, una delle più antiche del Cile (la sua nascita risale al 1893). La civiltà degli Indigeni della Patagonia è molta antica. Si tratta di un popolo che ha «impiegato tra gli otto e i diecimila anni per adattarsi ad un territorio che era loro - spiega padre Cirillo in un’intervista realizzata da Orlando Milesi, direttore dell’agenzia giornalistica ANSA Chile -, con il proprio habitat e la propria cultura. Siamo arrivati noi, gli Europei, e di fatto in una quarantina d’anni li abbiamo cancellati dalle mappe». Il Museo ospita una straordinaria raccolta di testimonianze della civiltà degli indio Jaganes, Onas e Alakalufes, tribù di nomadi, di cacciatori e allevatori che un tempo vivevano in quelle terre. «Erano autosufficienti - precisa lo studioso -. Avevano le proprie cerimonie e una forma d’educazione che prevedeva grande rispetto nei confronti degli anziani e dell’unione familiare. I ruoli della donna e dell’uomo nella società erano ben distinti». Altri supporti espositivi mostrano fossili e animali imbalsamati, questi ultimi presentano la varietà faunistica della zona. Non manca una sezione dedicata ad aspetti scientifici che interessano il territorio: dall’ingegneria navale a quella aeronautica. Di grande interesse è il settore con la raccolta di materiale geografico messo insieme dal salesiano Alberto De Agostini che, giunto in Cile nel 1911, esplorò la Patagonia e la Terra del Fuoco, studiandone la geografia e la morfologia, per poi riprodurla su carte topografiche. Vi è custodita, poi, un’importante collezione di esemplari della flora e della fauna magellanica, vestigia folclòriche e artigianato degli indigeni della Patagonia quali gli yámanas, i selknam ed i kaweskar. Rilevanti, inoltre, le sezioni archeologia ed etnografia, dove si possono osservare diversi utensili dei popoli della terra australe, la sala di geografia e geologia, dove è conservata una grande varietà di rocce dell’ambiente magellanico e patagonico. Nella sala dedicata alla zoologia e alla botanica è presentata una collezione della varia fauna patagonica. Tra gli animali imbalsamati spiccano il Pinguino Imperatore, il Pinguino Re, il Cervo Cileno e il Leone Puma. Vi è poi un erbario con rappresentate 382 tipi di piante di fiori della Patagonia. Con l’ausilio dei diversi diorama collocati al piano superiore si possono conoscere i più diversi aspetti della vita degli aborigeni fueghini e delle loro manifestazioni culturali: l’atto di scambio di prodotti di un aborigeno Aonikenk, lungo lo Stretto di Magellano; un indigeno che sta cacciando nella steppa Patagonica; un indigeno Kaweshkar nell’atto di arpionare; la raccolta di uova di uccelli che fu una delle attività del popolo Yàmana. Infine, annessa al Museo, troviamo la ricca biblioteca dove sono stati raccolti i volumi utili ad uno studio completo della regione della Patagonia e della parte magellanica. Insomma, Salvatore Cirillo è un altro di quei torresi nel mondo che si distingue all’estero, facendo conoscere e tramandando attraverso il suo continuo impegno una delle civiltà più antiche dell’affascinante continente americano. EMANUELE SOFFITTO Dal settimanale TorreSette del 26 febbraio 2010