A cura della Redazione
«Qualcuno era comunista perché...» Luca Telese, sconfessando le apparenze, ha affascinato per più di due ore il folto pubblico, coinvolgendolo nel suo libro, nelle risate, nelle emozioni, nei sogni. Se lo si prende fra le mani, si rimane un po’ scettici. Magari lo si acquista, perché comunque conviene averlo in biblioteca. Ma per riporlo fra quelli noiosi da sfogliare chissà quando. L’argomento infatti è un fardello per gli stessi ex compagni, e poi è alto cinque centimetri, ha ben 722 pagine! Ed invece, se lo inizi, non ti molla più. È chiaro che devi staccare e riprendere. Non può essere completato in una volta; ti avvisano gli impegni, il sonno, la necessità di fermarti per riflettere, rivivere i momenti: dov’ero, che facevo, cosa pensavo allora… e ora? Sì, questo libro non ti molla. Cerchi gli spazi, ti organizzi. Ma devi finirlo. Al più presto. Volente o nolente ci sei dentro. E Luca ti ci affonda piano, come in ammalianti sabbie mobili, da cui non sai se uscirai, o almeno come ne uscirai: vivo, morto, ferito… oppure rinvigorito, pronto a ripartire con l’entusiasmo che trasmette una nuova avventura, un ritrovato senso della comunità, un moderno uso della comunicazione. Le vicende si intrecciano fra letteratura, poesia, cinema, satira, canzoni, ma il vertice narrativo è l’intreccio fra la grande e la piccola storia, evidenziato da Ottavio Carillo. È affascinante il susseguirsi incalzante degli avvenimenti: dal discorso del ’76 di Enrico Berlinguer, vero protagonista dell’opera, dalla tragedia cilena di Allende, dalla caduta del Muro di Berlino, dal travaglio di Achille Occhetto… alle modeste vite dei militanti, agli accesi dibattiti di sezione. Sì, il popolo del Pci è l’altro grande protagonista, è il cuore del libro. A Luca va la mia gratitudine per aver “riabilitato” Pietro Ingrao, Nilde Iotti, Alessandro Natta, Sergio Garavini, Diego Novelli, che ho avuto il privilegio di conoscere. In particolare gli ultimi tre mi hanno donato la loro amicizia. Sandro Natta mi ha confidato la sua amarezza non tanto per la “svolta” in sé, ma per l’“autoflagellazione” dei quarantenni per il loro passato nel Pci, comunque pilastro della democrazia. Gli attuali dirigenti non hanno il loro spessore culturale, la capacità politica, il coraggio, il cuore. Pur di andare al governo si sono buttati al centro; pur di raccogliere consensi hanno accettato l’adesione di affaristi, padroni di clientele e voti di scambio, corrotti, camorristi, assassini, come a Castellammare. Craxi ci ha rubato i soldi, D’Alema e “compagni” ci hanno rubato i sogni! Ma l’altro giorno a Torre è venuto Luca Telese a proporci una nuova utopia. MICHELE DEL GAUDIO (Dal periodico TorreSette di venerdì 11 dicembre 2009)