A cura della Redazione
«Sono pronto a mettermi in gioco». Parla lo scenografo Celone Il primo giocatore si fa avanti. Enzo Celone risponde all’appello lanciato da Salvatore Cardone dalle pagine del nostro giornale e si alza dalla panchina. Vuole scendere in campo. Lo scenografo torrese non è mai sordo al richiamo delle bellezze oplontine che devono essere riportate allo splendore, anzi queste sono da sempre la sua guida. «Sono pronto a mettermi in gioco - dice -. Sto lavorando ad una mostra che farò a Torino per il 150° dell’Unita d’Italia e naturalmente, come ho già fatto negli anni 84 e 87, parlerò di Oplonti». Il progetto “Verde Bianco Rosso” (visibile sul sito www.enzocelone.eu) nasce dall’incontro (immaginario) avvenuto tra Enzo Celone e l’imperatrice romana, Poppea Sabina, proprio nell’ufficio dello scenografo. L’imperatrice, avvolta nella bandiera italiana (allora c’era il Campionato del mondo di calcio 2006) gli chiese di restaurare la sua lapide. Ed è in questo momento che Celone inizia il suo viaggio in treno rivisitando la villa di Oplonti. Le immagini virtuali realizzate per la mostra sono un excursus dei siti archeologici più vivi del mondo: Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (Oplonti). Tutti patrimonio UNESCO. «Le opere che ho realizzato - prosegue Celone -, da allora ad oggi, sono la sublimazione del tricolore italiano inteso come simbolo di cultura, bellezza, unità: 20 dipinti ad olio, 50 disegni e 100 elaborazioni foto digital-grafico-pittoriche sono la testimonianza di un lavoro che intende, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, sottolineare la scarsa capacità di alcuni comuni del Sud (in particolare i paesi della fascia di costa del Vesuvio) a saper rivalutare, promuovere, e rendere fruibili e produttivi i loro beni culturali e paesaggistici. Le loro ricchezze, i propri Ori». Una vita artistica, quella di Celone, lunga 50 anni (vissuta tra televisione, mostre d’arte, beni culturali, eventi spettacolari e teatro) svolta in tutt’Italia. Il bagaglio di esperienze lavorative gli consentono di esprimere il suo amaro giudizio: «Esistono due Italie - afferma -: l’una più evoluta e operosa, l’altra mentalmente arretrata e spesso più cialtrona». Cosa possiamo fare per renderle uguali? Da anni lo scenografo si è preoccupato e prestato affinché l’antica Oplonti ritornasse alla luce diventando fonte di rinascita per Torre Annunziata. Ed ecco che nel 2003 propone il “sistema museale di Torre Annunziata”. Un progetto il cui obiettivo primario è quello di utilizzare edifici abbandonati per creare opportunità di sviluppo economico. Il sistema, diviso in moduli, prevede il recupero di strutture fatiscenti in alcune zone della città. La stazione ferroviaria di Torre Annunziata città potrebbe diventare Museo archeologico perché è situata in una zona centrale che copre tutta l’area archeologica vesuviana. L’ex teatro Moderno potrebbe essere un museo multimediale di giorno e teatro di notte. E ancora, la Real Fabbrica d’Armi, l’ex pastificio Vitagliano, la villa di Poppea, sono tutti tesori di una città sepolta. «Torre Annunziata è una città che rispecchia un passato artistico - dice Celone -. I suoi edifici riflettono periodi culturali importanti; quello greco-romano con il sito archeologico di Oplonti, ancora tutto da scoprire, il Settecento con la Villa Parnaso, il Novecento con le lotte operaie, la lavorazione della pasta. Ma ha anche punti deboli: il degrado e la sfiducia del presente. Sembra di stare ancora nel 1943, anzi il periodo del dopoguerra era molto più roseo nonostante la situazione di carestia. Ricordo che negli anni 60, ogni giorno i cosiddetti “guappi” si sparavano di fronte al Metropolitan. Ma sui giornali di quel tempo la notizia che compariva su Torre Annunziata era “Successo di Ornella Vanoni al teatro oplontino”. Con questo voglio dire che anche allora c’era la delinquenza, ma le istituzioni la combattevano con la cultura, col patrimonio artistico. Perché adesso no?». La mostra “Verde Bianco Rosso” è dedicata, se pur per provocazione, a: Bassolino, governatore della Regione Campania; Lamberti e Di Palma, ultimi presidenti dell’Ente Provincia di Napoli; Cucolo, due volte sindaco di Torre Annunziata, nonché presidente della TESS; e Guzzo, soprintendente ai Beni Archeologi di Pompei. «Costoro - sostiene lo scenografo - sono meritevoli di aver contribuito, con il loro disinteresse verso la cultura produttiva, a mantenere il degrado, lo squallore, la miseria. Tutte cose che hanno creato una nuova e inquietante immagine del nostro territorio. A loro va la mia denuncia per i gravi e irreversibili danni arrecati al patrimonio dell’umanità e alle future generazioni. Sono stati capaci, in perfetto stile e mentalità “tardo-comunista-campano”, di trasformare l’oro di Oplonti nel piombo di Fortapàsc». L’idea di Celone è quella di allestire la mostra anche qui, nella sua città natale, precisamente nel foyer del dismesso teatro Moderno, visto che a Torre Annunziata non ci sono più le gallerie di una volta. «Lo scopo principale di tale mostra - afferma - è far capire al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla Soprintendenza Archeologica di Pompei, all’Ente Regione, all’Ente Provincia di Napoli e ai sindaci dei vari comuni che esiste un solo teatro (purtroppo anche piccolo), il Mattiello a Pompei. Questo è inammissibile». Eppure negli ultimi anni si è sempre parlato di turismo e cultura in questa città. Su quale basi si regge allora la polemica dello scenografo oplontino? «Quelli che continuano a parlare di turismo - spiega - dovrebbero chiarirci il recente scempio avvenuto nella zona archeologica non lontano dalla Villa B e antistante la scuola media Parini. Chi voleva un’altra scuola? Chi è il progettista? Qual è l’impresa? Perché la Soprintendenza non è intervenuta? E’ vero che alcuni pannelli di intonaci affrescati trovati dai Carabinieri nel Lazio provengono da qui? Perché il Museo Archeologico di Torre Annunziata (Legge dello Stato n° 291 del 16 ottobre 2003) non è stato realizzato? Che fine hanno fatto le prime due parti dei Piani di Gestione del Comune di Torre Annunziata? Gli ultimi due sindaci, Monaco (per breve tempo) e Starita (attualmente in carica) cosa hanno fatto? Hanno parlato di grandi progetti e intanto del museo hanno perso anche il finanziamento. Per non parlare poi della sistematica demolizione del teatro Moderno, del boicottaggio alla realizzazione del Parco Parnaso, del lento e inesorabile smantellamento dell’ex Real Fabbrica d’Armi, e del folle disegno di abbattere la struttura teatrale e sportiva dell’Istituto Tecnico E. Cesaro». Ciò che più rammarica Celone è il modo in cui si parla di Torre Annunziata, cosa si racconta di una città che ha un tesoro inesplorato nei suoi abissi. «Il Giro d’Italia del centenario - asserisce - è passato da qui. Molto entusiasmo, ottima promozione da parte della Rai per Stabia, Pompei, Ercolano, Vesuvio... ma di Oplonti e della Villa di Poppea nessun accenno. Hanno solo detto che qui una volta c’erano 100 pastifici. E pensare che i grandi sostenitori, negli anni Sessanta, hanno sempre segnalato la presenza di Oplonti nel sottosuolo di Torre Annunziata: Farro, Maiuri, Manzo, Pierro. A loro chiedo scusa della nostra incapacità». Con una vena nostalgica Celone racconta in particolare di due personaggi storici, appassionati dell’antica Oplonti. «Don Salvatore Farro (1880-1968), torrese, era un prete archeologo, ossessionato dall’arte oplontina, tanto che molti se ne burlavano, ma fu guida degli scavi. Vale la pena ricordare don Gallo, che negli anni 60 mi disse che sotto l’entrata del Lido Azzurro c’era un’antica terme romana. Io non gli diedi peso. Dopo anni, quando distrussero quell’antica terme, mi accorsi che aveva ragione». Distruzione, questo il termine che Enzo Celone vuole utilizzare riferendosi all’immagine che ha ora la sua città. Esempi? Ce ne sono tanti. Si parte dal porto. I silos distruggono lo scenario. Ancora porto. C’erano dei grossi cannoni. Tutti eliminati. In passato diversi altari. Ora pochissimi. «Quel poco che si è conservato - sostiene - non è nemmeno conservato bene. Coloro che scrivono, scrivono, esaltano l’ovvio, predicano false speranze, pubblicizzano pseudo programmi, si candidano e si ricandidano, farebbero un bel regalo a questa città se cominciassero ad essere meno arroganti e presuntuosi tuttologi. I beni culturali - conclude - sono forse l’unica risorsa ancora spendibile; possono creare sviluppo, opportunità di lavoro per i giovani e non solo per fare conferenze. Si fanno da 50 anni e il risultato è sotto gli occhi di tutti». Torre Annunziata è sito UNESCO, ricordiamocelo. Oggi però questa metropoli sembra che rispecchi un quadro dello stesso Celone. “La Venere della monnezza”. Una bella città che si erge su un cumulo di spazzatura. ENZA PERNA (Dal settimanale TorreSette del 6 novembre 2009)