A cura della Redazione
«I falò delle vanità», il difficile rapporto con il nostro volto E’ stata intitolata “I falò delle vanità” la mostra realizzata dagli studenti dell’istituto d’arte “Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata. Dal 1° al 6 giugno, a Villa Macrina in Torre Del Greco, tantissimi visitatori hanno potuto ammirare opere sul senso ed il significato del controverso rapporto con il nostro volto. Di seguito riportiamo la pregnante nota esplicativa del dirigente scolastico che accompagnava l’opuscolo della manifestazione. Il proprio volto è quanto di più estraneo e distante ci sia in una persona. Guardare gli occhi con i propri occhi riflessi, toccarsi la fronte, le guance, le labbra e non poterle baciare, per quanto amate, è un destino che si può condividere solo con se stessi. C´è tutta la pazienza del tempo nella costruzione di una faccia. E il tempo ha le sue leggi, un moto rettilineo uniforme che il volto, sensibile concrezione dell´anima, è chiamata appena a registrare: non l´abbrivo ignoto né la fine che non ci sarà, ma il suo eterno medio. A registrare, con orrore e meraviglia, ma senza scarti o salti, pur necessari. In questo viso e tempo coincidono: cifre prossime al nulla, apparentemente immote, fino al successivo battito di palpebre. Per questo fissare il proprio volto ha qualcosa di empio, è il segnale di un rituale palindromo, un diabolico canone inverso, un´autentica apocalisse dello spirito,ma senza palingenesi. Un autoritratto è il dominio proclamato del tempo e della vita, la vanitas vanitatium. Cristallizzare la parte più esposta ed identificativa è un delirio che pone in mezzo tra la seduzione di Narciso e la follia del sé che diventa altro. Giusta condanna, il falò, con la sua ancipite valenza, la perenne ambiguità cristiana: la purificazione iniziatica, ma anche la disperazione della condanna, dell´auto da fé, la distruzione dell´incendio e il ciclo vitale che riparte dalla cenere, come la fenice, etimologicamente "rosso" e quindi fuoco, calore; e come calore sangue che vive, ma anche face che illumina il gorgo dell´Ade. Fino alla consunzione e al sorriso. Come quello di quasi tutti i ritratti. A segnare la fine della solitudine, il sacrificio, l´origine della fecondità, la vanità che si rincorre; il falò rigenerante, appunto. Felicio Izzo