A cura della Redazione
L´Arci Oplonti rischia di scomparire. Appello per salvare l´associazione La gloriosa Arci Oplonti, proprio nell´anno del decennale delle sue attività, rischia di scomparire anche come semplice associazione. Riportiamo, di seguto, l´appello di Ciro Corsaro volto a sensibilizzare l´opinione pubblica sulla situazione critica che colpisce l´Arci di Torre Annunziata, uno dei principali sodalizi socio-culturali della nostra città. Cari amici, faccio un appello a Voi tutti affinché l’Arci Oplonti sopravviva in questo suo decimo anniversario. Sono, infatti, trascorsi dieci anni da quando, nel luglio ’99, iniziammo a riunirci ospiti in un angolo della sede dei parlamentari del collegio, accanto al “bar delle lanterne”. Fondamentalmente il programma era di abbattere gli steccati tra le generazioni, o meglio tra noi “anziani” con esperienza politica e sociale, rimasta incorrotta e fuori dagli apparati dagli anni sessanta (Felice, io, Crispino) e Voi giovani verso cui ci proponevamo come leva per fare entrare sulla scena la vostra generazione da protagonista e con un’identità ed obbiettivi culturali forti, civili, democratici e di avanzamento generale. Le prime iniziative si tennero proprio in quell’anno, e riuscirono ad interrompere il silenzio civile e culturale, in un corso abbrutito e insquallidito. La rassegna di film, se ricordo bene, “paradigmi metropolitani”; un bellissimo concerto live per la pace; la presentazione, nel vivo della lotta della ex Deriver, della Cooperativa Megaride, con la quale intendevamo dare l’ indicazione agli operai della Deriver di fare come gli operai dei cantieri navali di Napoli e prendere il loro futuro nelle proprie mani e non lasciarlo più, per opportunismo assistenzialistico, a tavoli corrotti, funzionari Iri, amministratori, sindacalisti e camorra come i processi avrebbero poi dimostrato (vedi la testimonianza dell’avv. E. Coccia); la lotta per il decentramento delle facoltà universitarie; il progetto dell’identità e della risorsa della memoria col museo open delle storiche manifatture della pasta; la proposta dell’acquario a fini didattici e per il recupero e rilancio dell’aria di ponente del porto, con una “sentinella biologica marina” nella ex Damiano dietro al Santa Lucia. Mai siamo stati solo espressivi, e sempre siamo stati critici e costruttivi: questo è stato il “segreto” di Arci Oplonti. Ma abbiamo dovuto lottare contro tutto e tutti per far passare quello che è naturale ed ovvio: le associazioni vive non sono partitiche ma non sono apolitiche e sono fortemente contro lo status quo, una sorte di nuovo fascismo strisciante, che noi già denunciavamo, e oggi è più rimarchevole che mai. Su questa base siamo giunti nel 2004 a costituire una nostra sede: “la Casa del Popolo ,“ IL TEATRINO, in via Zuppetta. Sapete tutti la storia e la fatica costata, il movimento anche cittadino sviluppato attorno ad essa, e come essa sia stata l’unico luogo di libera aggregazione giovanile e non, per il comprensorio e oltre, fuori dal politicantismo clientelare e l’opportunismo “affaristico” miserabile: una sede solidale con i deboli e in lotta contro i poteri e i privilegi e l’ideologia piccolo borghese dominante, oggi in crisi con l’economia di carta su cui si appoggiava. L’ultima nostra “conferenza” nella Casa del Popolo è stata per la presentazione del libro "Io e gli ultimi", non a caso. Già da qualche anno, sapete, che non ci sono più le energie di un tempo a cui dare fondo e ho chiesto a Salvatore Iorio, responsabile della sez. Cinema e spettacolo, in più “riunioni”, i cui contenuti ho fatto da tempo circolare, di assumere il compito di far vivere il circolo, e con ciò, la presidenza provvisoria dell’Arci Oplonti. La Casa del Popolo appare comunque condannata a chiudere. Il suo costo non è sostenibile: si aggira, tra fitto ed energia, attorno ai duemilasettecento euro annui. Nel 2008 l’associazione di Salvatore Iorio ha versato seicento euro, duecento Felice Morrone, cinquecento l’associazione di Angela Oliviero, trecento sono entrate per la mia partecipazione al progetto dell’AVI. Punto. Ma comunque ho coperto i fitti. Ma da questo 2009 non si intravede nessuno spiraglio, sono già stati coperti due fitti ed è arrivata una bolletta Enel di 125 euro. Le due ragazze del servizio civile intenderebbero continuare con i bambini del quartiere fino ad ottobre per conseguire il certificato e non hanno capito, o fingono di non avere capito, la situazione disperata, pretendono da me, come fossi uno del Comune, o chissà cosa. Il Comune, appunto, farebbe dopo tanti anni un miracolo? Non credo per niente, anche se in tempi di campagne mediatiche di scandali per le violenze ai minori, i poteri dovrebbero disporre aiuti per i quartieri a rischio per i minori, facendo vivere nel caso nostro il TEATRINO. In conclusione, io ho fatto un passo indietro definitivo ed ora spero che Salvatore Iorio faccia almeno sopravvivere il circolo, ritiri le tessere, e noi tutti gli anticipiamo l’importo per permettergli di fare l’affiliazione. Ciro Corsaro