A cura della Redazione
Tradizione, folklore e solidarietà Tradizioni popolari e solidarietà: è questa la sintesi della storia, lunga 34 anni, del gruppo folkloristico O’ Pazziariello. Anni di successi in Italia e all’estero con circa trecento esibizioni e migliaia di spettatori che, nel corso del tempo, hanno assistito con calore ed entusiasmo alle esibizioni del sodalizio artistico torrese. O’ Pazziariello prende il nome dell’antico mestiere del Pazziariello, ovvero colui che percorreva le strade e i vicoli delle città annunciando gli spettacoli di piazza e l’apertura di nuovi esercizi commerciali; attualmente tale ruolo è ricoperto, nel gruppo folkloristico, dal presidente Michele Scognamiglio; tra gli interpreti del passato, invece, ricordiamo Giacinto Fiorenza, Arturo Ferrante e Massimo Fiorenza. Il sodalizio nacque nel 1974 presso il Centro Giovanile Salesiano di Torre Annunziata con lo scopo di diffondere le tradizioni legate alla canzone e al teatro napoletani e di offrire ai ragazzi frequentanti la struttura un’occasione di formazione umana e artistica; rilevante anche l’aspetto di solidarietà promosso dal gruppo, il quale, nel corso degli spettacoli raccoglie fondi in favore dei bambini eritrei, effettua serate di beneficenza a sostegno dell’UNITALSI e partecipa alle raccolte per Telethon. Ideatore del progetto fu Antonio Morinelli, il quale diede vita, insieme a circa cento persone, ad uno spettacolo teatrale e canoro ispirato a scene di Nino Taranto e tratto da un copione di Enzo D’Auria e Antonio Caso, con la regia di Salvatore Caraviello e la direzione musicale dello stesso Morinelli. La partecipazione del pubblico costituì un indiscutibile successo. Incoraggiati da tale entusiasmo, i membri del gruppo O’ Pazziariello creano una compagnia stabile di tradizioni popolari e, oltre ad esibirsi presso il teatro dei Salesiani in occasione di festività religiose, come quella di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice, diffondono lo spettacolo in varie piazze d’Italia. Il copione viene riscritto da Enzo D’Auria e Antonio Caso, Michele Scognamiglio si occupa dell’ideazione di nuove tarantelle e dipinge le scene, a Salvatore Caraviello è affidata la regia degli spettacoli, a Pasquale Cristiano la direzione musicale e ad Antonio Morinelli il coordinamento del gruppo. Nel 1987 Michele Scognamiglio diventa il regista del gruppo ed opera una revisione del copione. Tra le numerose esibizioni della compagnia, che dal settembre 1997 si è trasferita presso il Santuario diocesano dello Spirito Santo, in un teatrino messo a disposizione dal compianto don Mario Albertino, è d’obbligo citare quelle avvenute nel 2004 e nel 2005 ad Emmendingen, in Germania, promosse da Oscar Guidone (torrese trapiantato nella Foresta Nera) e dalla moglie Brigitte, e realizzate mediante spettacoli in piazza, in teatro e presso una casa di riposo per anziani. Tutte le performance sono state coronate da un vasta partecipazione del pubblico tedesco, deliziato soprattutto dalla bravura dimostrata dai componenti de O’ Pazziariello nell’interpretazione delle canzoni classiche napoletane. Da menzionare anche le esibizioni svolte nel 1981 e 1982 nelle zone terremotate dell’Irpinia e le partecipazioni ai festival internazionali del folklore di Bergamo nel 1997, di Scala nel 2002 e di Verbicaro nel 2003 e nel 2004. Grande successo, durante le festività natalizie appena trascorse, anche per il tradizionale appuntamento con il presepe vivente organizzato dal gruppo folkloristico presso il Santuario dello Spirito Santo. Circa trenta componenti dell’ultratrentennale sodalizio artistico hanno dato vita, per il decimo anno consecutivo e con il consueto impegno, ad una rappresentazione della natività unica nel suo genere. Tema centrale del presepe de o’ Pazziariello, infatti, è la riproposizione degli antichi mestieri, lavori ormai sconosciuti ai più giovani ma che costituivano una delle peculiarità delle nostre terre: lo spasaro, cioè il riparatore di ceste, il ciabattino, il piattaio, il venditore di sciosciamosche, ovvero un arnese utilizzato per scacciare gli insetti, la capera. Quest’anno è stata presentata anche la figura della venditrice di fave, in ricordo di un’epoca in cui questa pietanza costituiva uno dei pochi cibi accessibili economicamente alla popolazione. Canti e balli tradizionali hanno accompagnato la rappresentazione, allietando il numeroso pubblico intervenuto; presenti anche molti nostri concittadini emigrati al nord Italia o all’estero che, nell’assistere al ballo dei pastai, hanno rivissuto l’atmosfera di una città e di un’epoca ormai entrambe lontane. La parte finale, con la scena dell’osteria e dei maccheroni, ha costituito un ulteriore omaggio all’arte bianca e, quindi, a Torre Annunziata. Il presepe de O’ Pazziariello, nato con lo scopo di diffondere la canzone napoletana, è riuscito ad attuare, nel corso degli anni, un felice connubio tra tradizioni folkloristiche e solidarietà: anche in quest’occasione, infatti sono stati raccolti fondi in favore dei bambini eritrei. Molto accurata la ricerca dei testi delle canzoni, risalenti al 1600, effettuata da Rita Scognamiglio e Giovanna Negri, le quali si sono occupate anche delle coreografie. Hanno provveduto agli arrangiamenti il maestro Salvatore Giovanni Scognamiglio, all’ideazione scenografica Matteo Negri, Raffaele Raiola e Michele Scognamiglio e alle luci Giovanni Farnese, Alfonso Vitello e Raffaele Zeccato. Tra i riconoscimenti ufficiali ricevuti, ricordiamo, infine, nel luglio 2007, la nomina di Michele Scognamiglio, in qualità di presidente del sodalizio, a padre del folklore della Campania, da parte della FITP (Federazione Italiana Tradizioni Popolari), a cui O’ Pazziariello è affiliato, e lo Strillone d’Argento nel 2005. PATRIZIA AMORUSO