A cura della Redazione
 Starita: «Mi sono visto puntare la pistola in faccia e ho temuto il peggio» Sindaco minacciato con una pistola per 40 lunghissimi minuti. E’ accaduto ieri sera a Torre Annunziata in pieno centro cittadino. Intorno alle 22,30 il sindaco Giosuè Starita si appresta a tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Poco prima aveva partecipato ad un convegno svoltosi presso la chiesa di San Michele, a Rovigliano, sul grande progetto del fiume Sarno. E’ solo, sta percorrendo corso Umberto I quando si accorge di essere seguito da un uomo in sella ad un motorino. Entra in un bar. Antonio Uliano, imparentato con la famiglia Gionta, figlio di Michele detto "o pastore", autista storico di Gemma Donnarumma, la moglie del boss Valentino Gionta, parcheggia il motorino e lo segue. Qui comincia a sbraitare contro il primo cittadino che cerca ripetutamente di calmarlo. I due escono dal bar, ma l’uomo è sempre più agitato. Fa segno al sindaco di portare una pistola nella cintola e gliela mostra. La discussione si fa sempre più animata al punto che l’energumeno estrae l´arma, una beretta calibro 9 parabellum, e la punta in faccia a Starita. Questi gli abbassa la mano cercando di dissuaderlo dal fare gesti estremi, prendendo tempo nella speranza che chi sta assistendo alla scena avvisi le forze dell’ordine. Qualcuno cerca di intervenire ma viene allontanato dal primo cittadino, il quale teme che la situazione possa degenerare. Passano i minuti e l’uomo va sempre più in escandescenza. Alza la voce, continua nelle sue minacce, estrae di nuovo la pistola e mette il colpo in canna. Sono attimi di grande tensione. E solo a questo punto che sopraggiungono gli agenti della polizia che immobilizzano l´aggressore, lo disarmano e lo conducono in questura. «Ho vissuto momenti veramente difficili - afferma Starita, ancora sconvolto a distanza di dodici ore dall’accaduto -. Mi sono visto puntare più volte la pistola in faccia, ma nonostante tutto ho cercato di mantenere la calma, provando ad assecondare le minacce dell’uomo. Questi continuava ad urlare che non dovevo più parlare di camorra e della famiglia Gionta, che non ero degno neppure nominarla. Il mio rammarico - conclude il sindaco - è che le forze dell’ordine sono state avvertite troppo in ritardo rispetto alle prime minacce ricevute. Eppure di gente per strada ce n’era ancora…». Intanto il processo per direttissima, fissato per oggi, è stato rimandato al 13 novembre.