A cura della Redazione
Clan torresi: da gregari a boss romani della droga Da spacciatori di droga per conto della camorra a boss romani, a trafficanti che anche dal carcere riescono a gestire gli affari con la complicità di agenti penitenziari. Una crescita criminale che a Roma e nel Sud Pontino aveva dato forma a un vero e proprio «nuovo impero», nome dell´operazione portata a termine dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Roma diretto dal generale Andrea De Gennaro. Dopo tre anni di indagini, l´altra notte i militari del Gruppo investigazioni criminalità organizzata (Gico) delle Fiamme gialle hanno stroncato l´ascesa di due gruppi venuti su all´ombra del clan camorristico delle famiglie Gallo-Vangone-Limelli, "signori" di Torre Annunziata. I numeri: 35 arresti eseguiti tra Lazio, Emilia Romagna, Sardegna e Campania, 42 denunciati, 30 chili di cocaina e mezzo quintale di hashish sequestrati, e 5 milioni di beni "sigillati" acquisiti coi soldi della droga. Lungo l´elenco: 53 auto, 18 moto, 26 immobili, 12 terreni e quote societarie. Le accuse: associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Alle fine del 2005 la Direzione distrettuale antimafia di Napoli passa ai colleghi di Roma - al sostituto procuratore Leonardo Frisani - l´informazione che per espandere i suoi traffici nel Lazio il clan camorristico di Torre Annunziata si avvale di due organizzazioni: una a Roma, gestita da Salvatore Centro; l´altra nell´area di Latina, del gruppo Gizzi. All´inizio i due sodalizi smerciano lo stupefacente che arriva dal clan partenopeo. Poi le cose cambiano. Le famiglie Centro e Gizzi pensano in proprio. Vogliono mettersi alla testa di un giro tutto loro. Che significa comprare la droga non solo dalla camaorra ma anche direttamente dai produttori in Marocco, passare per la Spagna e rivenderla nelle piazze di "residenza": Tor Bella Monaca e Sud Pontino. È la fase due. Gli investigatori del Gico, coordinati dal colonnello Roberto Piccinini, seguono l´ascesa del duopolio Centro-Gizzi. Le organizzazioni possono contare su contatti fuori regione, reti di spacciatori. I capi riescono a tenere le redini degli affari anche quando finiscono dietro le sbarre, come è accaduto a Salvatore Centro, a Velletri: per dare ordini un agente penitenziario (ora in manette) gli fornisce unl telefono cellulare. I sodalizi coprono le ingenti transazioni per il pagamento della droga simulando retribuzioni di falsi assunti: il referente presso fornitori campani pagava la partita anticipando le somme di competenza del proprio socio e questi gli restituiva il dovuto sotto forma di compenso mensile versato al figlio, assunto fittiziamente. Centro e Gizzi arrivano a smuovere cifre che si aggirano intorno ai 12 milioni di euro, denaro che i trafficanti cercano di sviare dai circuiti dei controlli e reinvestire in attività legali, sfruttando il solito tallone d´achille della difficoltà economica dell´impresa. È così che prestanome dei Centro e dei Gizzi diventano titolari di partecipazioni in società edilizie, di ristorazione e concessionarie d´auto, sempre su Roma e nell´area Pontina. Ma ormai la morsa dei finanzieri sta per stingersi. Casello autostradale A1 a Monterporzio Catone: scoperti in un´auto 10 chili di cocaina forniti dai camorristi al gruppo romano. Tor Bella Monaca e la Rustica: sequestrati 90 chili di hashish sempre di provenienza campana. Ancora Roma: fermati due carichi di 400 chili di hashish e 16 di cocaina "spediti" dal Marocco e destinati al gruppo pontino. Un altro carico di polvere bianca della camorra viene intercettato a Olbia: i Gizzi hanno spacciatori anche in Sardegna.