A cura della Redazione
La Madonna bruna, tra fede e mistero Torre Annunziata, fin dalla sua fondazione - avvenuta nel 1319, come attesta il diploma conservato al Grande Archivio di Napoli, segnato da Carlo l’Illustre, figlio di Roberto d’Angiò - ha avuto come suo centro propulsore di vita e di civiltà la chiesa dell’Annunziata, nella quale poi fu accolta l’immagine della Madonna della Neve, pescata, secondo una tradizione orale, miracolosamente al largo di Rovigliano verso la metà del secolo XIV. Questa Chiesa, fondata in epoca Angioina, visse il periodo di più grande splendore sotto gli Aragonesi. Fu Alfonso D’Aragona che, preso d’amore per la bella e casta Lucrezia, figlia di Niccolò d’Alagno, feudatario del luogo, la ingrandì e la impreziosì di opere d’arte. Accanto alla Chiesa, l’antico casale con la torre feudale, si sviluppava Torre dell’Annunciata che, da borgo di pescatori, andava assumendo la fisionomia di un centro cittadino. Questa gloriosa chiesa per cinque secoli, dalla sua fondazione ai primi del diciannovesimo secolo, ininterrottamente, è stata al centro di un dibattito culturale, religioso e politico, grazie ai padri Celestini che l’hanno retta e tenuta saldamente legata alla chiesa di Roma, mentre tutta l’Europa era scossa da fermenti nuovi, che determinarono vere e proprie guerre di religione e scismi. Vi ricordo i dissidi tra i conventuali e gli spirituali che divise l’ordine dei Francescani. L’ordine dei Celestini fu fondato da Pietro da Morrone, francescano spirituale, ascetico ed eremita. Diventato papa con il nome di Celestino V, resse la chiesa per pochi mesi da Castel Nuovo a Napoli, dove lo aveva trascinato Carlo d’Angiò. Ma non sopportò gli intrighi di corte ed i soprusi e rinunciò al Papato, preferendo la vita ascetica. La sua rinuncia fu voluta dal Cardinale Caetani, che poi divenne Papa Bonifacio VIII, la bestia nera di Dante Alighieri. Perciò Celestino V nella Divina Commedia figura all’Inferno: Colui che fece per viltà il gran rifiuto. Per la chiesa tuttavia è un Santo, un Santo amato anche da uno scrittore laico come Ignazio Silone, che gli ha dedicato un dramma: L’avventura di un povero cristiano. La storia di Torre Annunziata è scritta nelle pergamene che appartennero ai Celestini. In esse si possono leggere nomi di feudatari, di principi e di re che hanno svolto sui territori appartenuti alla chiesa azioni di grande momento politico. Ed hanno reso grazie alla Beata Vergine dell’Annunziata, con donazioni ed elargizioni. Ci sono nomi di personaggi illustri che hanno fatto la storia d’Italia e d’Europa: gli Sforza di Milano, i Dogi Di Venezia, i Carafa, i Colonna. La nostra Lucrezia D’Alagno, amata dal re - e va sottolineato - solo in maniera platonica, come a quei tempi si usava da parte di poeti e gentiluomini, fu quasi per divenire regina. Perché Alfonso voleva sposarla e inviò Lucrezia stessa dal Papa Callisto III a chiedere di annullare il precedente matrimonio con Maria di Spagna. Ma Lucrezia fu bella ed anche sfortunata, perché Re Alfonso morì prima di sua moglie, la regnante di Spagna, e prima che il papa si pronunciasse sul divorzio. L’orgoglio di Lucrezia, la sua rinuncia ad ogni compromesso, sono testimoniati dalle sue lettere scritte al duca di Milano e al Doge di Venezia. Pagine di storia, immortalate per altro da Benedetto Croce. Il Sepolcro di Niccolò d’Alagni, opera rinascimentale in marmo, eretto dagli eredi e posto nella Chiesa dell’Annunziata, fu poi rimosso e abbandonato nell’attiguo monastero. Lo trovò il Filangieri all’inizio del 1800 e lo portò a Napoli, dove ora è custodito al Museo civico Filangieri. Sulle pergamene dei Celestini sono scritti nomi di uomini del Rinascimento e dei giorni terribili dell’inquisizione, delle carestie e delle pestilenze per le quali furono rivolte preghiere alla Vergine. Seguono poi i nomi delle rivolte ispirate dalla rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche. L’ordine dei Celestini, che redasse questo archivio e diresse la biblioteca, fu soppresso nel 1807. L’ultimo Abate fu il cavaliere Battiloro, forbito oratore. La chiesa divenne parrocchia ed il primo parroco fu il padre Celestino, Gaetano Lombardo. Quando i Celestini andarono via, portarono con sé le preziose pergamene. In una di queste era narrata la storia del miracoloso rinvenimento a mare della statua di terracotta della Madonna della Neve, che ora noi celebriamo. È una storia avvolta dal mistero. Un mistero tuttavia che non va svelato, fa parte della fede. I misteri sono una prova per la nostra fede. I documenti, rinvenuti nella Terra Santa della Chiesa del Suffragio, attigua a quella dell’Annunziata, parlano del periodo borbonico e delle guerre d’indipendenza, fino all’Unità d’Italia. E ci sono i nomi di Vescovi e di Prelati. I proprietari dei pastifici accanto a quelli degli umili pastai, semplici operai, che resero con il loro lavoro, grande e ricca questa città. I pescatori poi sono più volte menzionati. Le tempeste sfuggite, le vite salvate, il tempo bello e brutto, tutto è scritto nell’Archivio della Chiesa della Madonna delle Neve. Ma le pergamene dei Celestini si sono disperse per altri monasteri. Con esse sono scomparse le più belle pagine della nostra storia. E’ forse un segno del cielo che i Santi padri Celestini le abbiano portate via e nascoste in luoghi più sicuri. Saggia previdenza! Qui non siamo buoni custodi dei nostri tesori. Ormai da anni c’è un buco nero, in cui sprofonda tutto il nostro passato glorioso, offuscato dal presente malessere. MARIA ELEFANTE