A cura della Redazione
Torre del Greco. Teatro all´Ethnos Club nel weekend Sabato 1 marzo alle ore 21.00 e domenica 2 marzo alle ore 19.00 all’Ethnos Club di Torre del Greco, Vodisca Teatro in collaborazione con Teatro in Fabula presenta “Lenuccia, una Partigiana del Sud” con Maddalena Stornaiuolo e Luigi Credendino, regia di Aniello Mallardo. I partigiani sono al Nord. Eppure Napoli si liberò da sola dall’esercito di Hitler, eppure il popolo napoletano in 4 giorni cacciò l’invincibile Terzo Reich. All’arrivo degli Alleati Napoli era già libera. 4 giorni dimenticati dalla storia ufficiale, centinaia di partigiani del sud messi da parte dalle onorificenze. Tra i napoletani che dai tetti, con armi improvvisate, vinsero l’invincibile armata combatteva Lenuccia, ovvero Maddalena Cerasuolo. La partigiana, simbolo dell’insurrezione popolare, emblema del femminismo anticipato di 20 anni. Negli anni in cui le donne non avevano ancora diritto al voto, anni in cui esisteva il delitto d’onore e la violenza sessuale era solo un danno alla morale, Lenuccia impedì che i tedeschi depredassero una fabbrica, parlamentò con le SS, partecipò alla battaglia del Ponte della Sanità che oggi porta il suo nome. Lenuccia con l’elmetto e la pistola è l’immagine della Napoli antifascista. In ricordo dei 168 partigiani napoletani caduti per la liberazione proviamo a raccontare a noi stessi e alle nuove generazioni la storia di una donna che nonostante la sua città fosse liberata, nonostante avesse dato il suo contributo, si paracadutò più volte tra le linee nemiche, ad Anzio e lungo la linea gotica. Donna scelta dai britannici come infiltrata tra i tedeschi. Quella di Maddalena Cerasuolo non è una storia locale, non è la storia di una patriota napoletana, l’ennesimo capopopolo, è una storia italiana, orgoglio di una nazione che non si abbassò al potere nazifascista. Per la prima volta si racconta la Resistenza meridionale. Proviamo a raccontare sulle tavole di una palco la storia di una città, capace di rigenerarsi, di proteggersi, di gridare all’unisono che “E figlie e mammà nun se toccano”. NUNZIO ZECCATO