A cura della Redazione
Torre del Greco. Fallimento della Deiulemar, il Tribunale nomina tre curatori E’ stata depositata la sentenza di fallimento per la Deiulemar Compagnia di Navigazione Spa. Il giudice Massimo Palescandalo del Tribunale di Torre Annunziata, evidentemente, ha ritenuto non ci siano i presupposti per salvare la società armatoriale di Torre del Greco, che aveva presentato istanza per il concordato preventivo. A questo punto, partire il più presto possibile, con la liquidazione del patrimonio e il recupero dei crediti a favore dei risparmiatori che hanno investito nella Deiulemar, sembra essere il principio ispiratore dell’iniziativa della magistratura oplontina che, oltre agli obbligazionisti, presta tutela a centinaia di lavoratori e creditori di altro tipo. Tutti insieme, coloro che devono avere i soldi dalla Deiulemar (una cifra che si stima superiore ad un miliardo di euro) sono stati convocati per il 25 ottobre. Data in cui dovranno insinuare i rispettivi crediti nel passivo fallimentare ai sensi della sentenza del 2 maggio, depositata dal collegio giudicante costituito sulla base d’istanza di fallimento contro la società. Presieduto da Massimo Palescandolo, insieme a Francesco Coppola e Linda D’Ancona, il collegio giudicante ha decretato lo stato d’insolvenza della Deiulemar (si può presentare ricorso al decreto di fallimento entro 30 giorni). Se, al contrario, la procedura proseguirà per la sua strada, il destino della società armatrice, e quello dei suoi creditori, sarà nelle mani di un triumvirato di curatori fallimentari nominato da Palescandolo, che resta come giudice fallimentare. Sono stati designati i commercialisti Antonella De Luca (studio in Napoli), Vincenzo Mascillo (studio in Milano) e Giorgio Costantino (studio a Bari e a Roma). Dal loro operato sinergico dipende la non facile azione di accertamento, recupero e liquidazione del patrimonio aziendale che ha nella flotta commerciale il core business. Probabilmente il patrimonio a disposizione dei creditori non sarà limitato alla società madre, che ha emesso obbligazioni per circa 700 milioni accertati, se le tre famiglie fondatrici (Iuliano, Della Gatta e Lembo) si sono dette disponibili a conferire i loro mezzi privati e quelli della Deiulemar Shipping (la proprietaria della flotta), ufficialmente autonoma, anche se gli 007 della Procura non dovrebbero faticare molto a scoprire il cordone ombelicale. Alla fine, se è stato decretato il fallimento, significa che i magistrati non hanno ritenuto soddisfacente il concordato al 52 per cento presentato da Francesco Mandara (legale Deiulemar). Ancora presto per le previsioni finali ma è certo che molte sorprese (positive e/o negative) arriveranno dalla conoscenza del contenuto della relazione della Guardia di Finanza sulle carte interne sequestrate nella palazzina di via Tironi. Iniziativa fondamentale a supporto del processo penale aperto nella Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, di cui è pubblico ministero Sergio Raimondi. Al momento c’è un dossier aperto e cinque nominativi indagati relativamente ad un procedimento penale che sta seguendo un corso parallelo rispetto a quello civile. A proposito delle carte contabili interne della Deiulemar, le ipotesi sono tante: da quelle basate su intrecci di affari nati sul territorio vesuviano al trading d’alta finanza affidato ai mercati internazionali. MARIO CARDONE