A cura di Mario Cardone

L’ingresso agli Scavi di Pompei, consentito per fasce orarie nelle prime domeniche di ogni mese in cui è previsto l'accesso gratuito ai visitatori, è un'iniziativa della Soprintendenza archeologica vesuviana che non è stata condivisa dagli operatori turistici del territorio.

La valutazione negativa del provvedimento della Direzione del sito archeologico, come spesso succede, è rimbalzata negli ambienti sindacali locali, che con un comunicato hanno fatto sapere al ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che a questo punto, se il problema è quello di limitare il numero dei visitatori, tanto vale tornare all’ingresso a pagamento.

 

«E’ un paradosso l’iniziativa degli ingressi per fasce orarie, chiudendo i cancelli degli Scavi di Pompei (dalle 12:00 alle 14:30, ndr) nelle prime domeniche del mese con libero ingresso, da parte di chi ha suscitato tanto clamore quando sono state convocate due assemblee dei lavoratori della medesima durata - ha fatto sapere il sindacato Cisl -. Se il problema è quello di  mettere un limite al numero dei visitatori giornalieri, basterebbe tornare all’ingresso a pagamento con le medesime agevolazioni precedenti».

L’adozione del libero ingresso un giorno al mese negli Scavi di Pompei significa sottrarre fondi al restauro del Monumento, considerato che la sua manutenzione ordinaria viene finanziata con il ricavato dei biglietti venduti, sostiene il sindacato Cisl dei dipendenti degli Scavi. Che ricorda, inoltre, che dal 1° gennaio al 30 aprile 2015 al botteghino sono stati staccati oltre 220.000 ticket gratuiti contro i 197.000 dello stesso periodo del 2014. Pertanto, per i primi quattro mesi dell’anno in corso l’affluenza gratuita è aumentata di 23.000 unità.

I soldi incassati in meno, sempre secondo la Cisl, avrebbero potuto essere spesi per dare maggior efficienza alla sorveglianza o per fare qualche restauro in più nel parco archeologico di Pompei.