A cura di Mario Cardone

Una piramide a Pompei? Il “perché” di un allestimento del genere è una domanda che si sono fatti in molti. Altrettante sono state le risposte. Altre ce ne saranno probabilmente nei prossimi giorni, perché se è vero che la critica è alcune volte strumentale, è altrettanto vero che il Potere non la sopporta. Quando si prendono iniziative come quella della mostra pompeiana “Rapiti alla morte”, che prevede un allestimento che ha un inevitabile impatto sul contesto del sito archeologico di Pompei (di epoca romana), spuntano inevitabilmente le polemiche da parte di chi (come Irlando dell’Osservatorio del Patrimonio Culturale) non ammette che debba essere alterato il profilo del paesaggio eterno del Monumento sito ai piedi della “Montagna”, addolcito dalla vegetazione vesuviana. “Una sponda per l’eternità”. Ha definito la piramide in metallo e legno montata nell’arena dell’Anfiteatro di Pompei l’architetto Francesco Venezia, che ne è stato l’ideatore. Venezia ha spiegato di aver voluto realizzare una forma massiva (egiziana) che racchiudesse una cavità interna romana. Bisogna dire che il pregio della struttura che ha concepito, si completa nell’agorà interna in cui galleggiano i calchi (mirabilmente disposti, come in un cratere lunare fuori dal tempo, dagli artigiani della Soprintendenza) in un movimento complessivo armonioso che rapisce l’attenzione del visitatore. L’allestimento per i venti calchi recentemente restaurati (metà statue, metà cadaveri) è valorizzato non esclusivamente dal simbolismo esterno (ricollegabile ad un culto religioso molto diffuso a Pompei)  ma soprattutto dall’allestimento interno, che conferisce un linguaggio formale a quei morti senza sepoltura sospesi nel tempo. Raggiante nel presentare l’iniziativa culturale e spiegarne la portata, il soprintendente Massimo Osanna, mentre il direttore del Grande Progetto Pompei, Giovanni Nistri, ha aggiornato i numeri dell’immenso cantiere che lascia uno spazio alla valorizzazione (l’iniziativa è stata finanziata con i soldi del progetto) mentre è toccato al ministro Dario Franceschini fare il punto su un’iniziativa di successo che però era partita, all’epoca dei crolli, tra tante polemiche, difficoltà ed anche alcune ostilità. «Una piramide dentro gli scavi di Pompei - ha detto nel suo interventoFranceschini -  è un’iniziativa dissacrate come lo fu 40 anni fa il concerto dei Pink Floid». La piramide è comunque una struttura mobile che dopo la mostra troverà un’altra collocazione: Le polemiche sono più o meno le stesse di quelle precedenti che hanno accompagnato la creazione di strutture a disegno moderno nel sito archeologico. In fin dei conti non hanno mai danneggiato l’immagine del sito archeologico più visitato d’Europa. Anzi, a conti fatti, hanno aumentato la curiosità dei turisti con un considerevole aumento delle vendite di biglietti ai botteghini degli Scavi di Pompei.