A cura della Redazione

Si è tenuto sabato 9 ottobre l’annunciato sit-in degli attivisti Pro Parco Archeologico, Geologico e Naturalistico a Cava Ranieri a Terzigno.

I manifestanti - liberi cittadini e membri di comitati e associazioni - hanno esposto striscioni fuori al sito archeologico e hanno effettuato un sopralluogo dove sono state interrate due ville romane del II a.C..

Un’operazione che preoccupa per le modalità con le quali è avvenuta, senza fare informazione, e che deve spingere i cittadini ad essere vigili e attenti sul proprio patrimonio per non subire passivamente le decisioni dall’alto.

Alla manifestazione era stato invitato il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, che però non ha partecipato, allargando in questo modo la frattura con la cittadinanza attiva e con chi porta avanti da tempo la battaglia per Cava Ranieri.

Per Gennaro Barbato, studioso archeologo del Comitato Civico Vesuviano, è importante partire dall’esproprio della Cava prima di parlare della realizzazione del Parco Archeologico, Geologico e Naturalistico. Inoltre la cifra spesa per interrare le ville, 70mila euro, sembra spropositata e poteva essere impiegata per proteggere “Villa 1” con una tettoia e renderla visitabile, così come accade in molti altri luoghi, ma si è preferito interrare tutto.

«L’interramento delle ville di Cava Ranieri è avvenuto a totale insaputa dei cittadini», ha dichiarato Barbato. «Se è vero che si tratta di un’operazione di tutela e di salvaguardia delle ville predisposta dalla Soprintendenza di Pompei, è anche vero che la cifra impiegata, 70mila euro, sarebbe bastata ampiamente a sistemare la copertura di Villa 1 e a renderla visitabile: era questa la battaglia da fare».

Barbato ha inoltre invitato i cittadini di Terzigno a mobilitarsi perché «altrove ci si opporrebbe in massa per difendere un patrimonio».

Ad accompagnare gli attivisti c’era anche Francesco Servino, direttore de “Il Cactus Giornale”, inizialmente interpellato dal sindaco di Terzigno Francesco Ranieri come intermediatore culturale pro bono per Cava Ranieri e per la mostra con i reperti terzignesi da allestire nella Città del Fanciullo, e poi estromesso dal suo ruolo: nei giorni scorsi gli ha scritto una lettera aperta chiedendogli spiegazioni per lo strano comportamento.

«Il sindaco Ranieri confonde i cittadini propositivi con gli oppositori politici», ha dichiarato Servino.  «Lo si evince quando parla di “attacchi” e di critiche alle quali non intende replicare in riferimento a chi ha condotto per anni lotte in difesa del patrimonio archeologico e ambientale nel territorio in cui anche lui vive e senza le quali, probabilmente, non si sarebbero mai create le condizioni per le quali oggi amministra. Lo invito a rendere trasparente ogni singola operazione riguardante il (futuro?) Museo di Terzigno e il Parco Archeologico di Cava Ranieri: l’interramento delle ville all’insaputa di tutti e il mio allontanamento sono il segnale preoccupante di un agire poco chiaro».

Hanno aderito alla manifestazione i consiglieri di opposizione Tina Ambrosio e Maria Grazia Sabella, che hanno assicurato il proprio sostegno. «Da amministratori comunali sentiamo il dovere di fare chiarezza su questa storia delle ville romane, sia per salvaguardare il patrimonio artistico-culturale di Terzigno, sia per informare i cittadini sulle vicende che riguardano così da vicino il proprio territorio - hanno detto -. Terzigno è un paese che va valorizzato in tutte le sue caratteristiche, e noi non possiamo restare a guardare».

(comunicato)

LE PAROLE DEL SINDACO RANIERI. «Apprendiamo con enorme soddisfazione l'improvviso interessamento per le ville romane. Chiedo a coloro che proferiscono di descrivere come sono fatte e dove sono ubicate. Complimenti ai tanti paladini della cultura, grazie a voi le ville riemergeranno ed i reperti torneranno a Terzigno. Se è questo che volete sentire. Noi non vogliamo meriti, abbiamo un solo interesse "il territorio"».

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