A cura della Redazione
Pompei. Cervelli in fuga. La storia di Sonia restauratrice a Israele Continua l’emorragia dei giovani in fuga dall’Italia. Giovani sempre più orientati ad andare all’estero per cercare un approdo lavorativo, dopo anni di studi in Italia. Secondo l’ultimo report Istat sulle migrazioni, nel 2013 gli italiani che hanno deciso di lasciare il nostro Paese è salito a 82mila unità, il 20,7 per cento in più rispetto al 2012, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Tra questi ci sono anche giovani che vogliono fare almeno un’esperienza di lavoro all’estero, dopo o anche durante l’Università. E molti decidono di trasferirsi anche per diversi anni o per tutta la vita in un Paese che offra una reale opportunità di carriera. E’ il caso di una ragazza di Pompei, Sonia Cafiero, 29 anni, trasferitasi a Gerusalemme per motivi professionali. Laureata in conservazione dei beni culturali all’Accademia delle belle arti di Napoli, Sonia ha avuto la fortuna di incontrare sul suo percorso, quando ancora studiava, il professore Francesco Lanzetta, noto restauratore di Torre Annunziata (anni fa il nostro giornale gli ha dedicato più di un articolo). «Con lui - afferma Sonia, contattata telefonicamente - ho iniziato a muovere i primi passi. L’ho affiancato per i lavori di restauro agli Scavi di Pompei, Oplonti ed Ercolano. Un’esperienza indimenticabile che mi ha fatto crescere umanamente e professionalmente». Poi dopo qualche anno di gavetta il grande salto. «Insieme ad una mia amica, Simona Genco di Torre del Greco - continua Sonia -, ho risposto ad un annuncio di una società di Ravenna che cercava restauratori per un lavoro a Gerusalemme. Abbiamo inviato i nostri curriculum e dopo un colloquio siamo state scelte entrambe per far parte di un’équipe per il restauro della cupola d’oro di Aqsa a Gerusalemme, lavoro commissionato dal governo giordano. Una gioia immensa, finalmente un sogno della mia vita si era avverato». In che consiste il vostro lavoro, le chiediamo. «Ci occupiamo del restauro dei mosaici della cupola composta da vetro e oro. Normalmente indossiamo il burqa e grossi occhiali per coprire quasi per intero il nostro corpo e siamo rigorosamente separate dagli uomini. Lavoriamo tutti i giorni tranne il venerdì, che è giornata festiva per i musulmani. Un lavoro, il nostro, altamente professionale che ci gratifica molto, anche se sentiamo la mancanza dei nostri familiari. Da quando sono partita sono ritornata una sola volta in Italia. Ma ci ritornerò a febbraio del prossimo anno». Un’ultima domanda prima di interrompere la telefonata. Qual è l’altro sogno, le chiediamo. «E’ quello di lavorare in futuro alla Christie´s Auction Room di Londra - risponde Sonia - la massima aspirazione per un restauratore». ANTONIO DE ROSA