A cura della Redazione
Pompei. Il dibattito sulla mensa dei poveri in piazza B. Longo Nella prima riunione della commissione consiliare Turismo e Cultura, presieduta dalla giovane consigliera comunale Marika Sabini, il collega di minoranza Bartolo Martire ha annunciato di aver chiesto di essere ricevuto dall’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Tommaso Caputo, per presentargli la richiesta (probabilmente a nome anche di altri) di trasferire la mensa dei poveri da Piazza Bartolo Longo, centro storico della città moderna, sede del Santuario della Vergine del Rosario, della Casa Comunale, di alcune agenzie di credito e di assicurazioni, alberghi, ristoranti ma anche della Casa del Pellegrino, imponente edificio sito, sul lato opposto rispetto al Santuario, pensato per l’accoglienza al popolo dei pellegrini (fatto di gente semplice originaria principalmente del Sud della penisola italiana). Piazza Bartolo Longo è il salotto buono della comunità pompeiana, il biglietto da visita della popolazione locale che ha la fortuna (non certo il merito) di avere sul territorio uno dei monumenti archeologici più famosi del globo terrestre, visitato da svariate migliaia di turisti al giorno e allo stesso tempo essere centro della devozione mariana del Sud Italia, che ha nella recita del Rosario un liturgia esemplare e molto partecipata in tutto il mondo cattolico e nelle opere di carità (orfanotrofi, case famiglie, scuole, asili nidi e assistenza sociale), motivo d’ammirazione di standard mondiale. Pompei, anche per motivi religiosi, richiama visitatori, o per meglio dire pellegrini, che hanno un diverso stile di vita (e di consumi) rispetto ai turisti anche se (lo sanno bene gli operatori commerciali) anche loro producono business. Si tratta di far “convivere” nel miglior modo possibile (e nello stesso tempo) turisti culturali, pellegrini e residenti che in molti casi non sono categorie separate. Questo è l’ambito della politica locale. E’ quasi un secolo che essa opera sul territorio senza riuscire a trovare la quadra, anche perché il potere è in mano a tre centri autonomi connotati da culture ed interessi diversi e, purtroppo, alcune volte diretti da soggetti che non si aprono al dialogo. La mensa dei poveri, recentemente benedetta dall´Arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo, è diretta dalla dottoressa Maria del Rosario Steardo (nota farmacista di Messigno) che ha spiegato che l’Ordine Militare di Malta ha rilevato tutto il lato destro della storica palazzina (tre piani e il terrazzo che è stato pavimentato) facendosi carico, oltre che della Mensa, anche dell’accoglienza dei pellegrini e di una sala per le conferenze. La struttura, per qualità degli ambienti (messi a nuovo), cucina, servizi igienici, spogliatoi e sala frigorifero, farebbe invidia ad un albergo a cinque stelle. Essenziale il contributo dei volontari (di ogni età, sesso e classe sociale) per il suo funzionamento. E’ pronta per distribuire cento pasti caldi al giorno ai poveri. L’accoglienza, l´assistenza e la custodia della struttura è a cura del CISOM. Inutile dire quale onore (e quale contributo economico indiretto) rappresenta per i pompeiani l’attenzione e benevolenza al suo territorio del Sovrano Ordine di Malta, che ha ritenuto individuare nella vocazione di “città dell’accoglienza” di Pompei la sede giusta per fondare una mensa per i poveri. Riguardo a questa “storica” iniziativa si riscontra ora l’intervento di Martire (politico di lunga militanza nella sinistra pompeiana, anche se “nuovo” come consigliere comunale). Esso assume un valore simbolico oggettivo proprio per il fatto che, trattandosi di un rappresentante del popolo, esprime il “disagio” condiviso da un certo numero (più o meno alto) di pompeiani sul fatto che la localizzazione della mensa dei poveri costituirebbe un motivo di “inquinamento” del salotto buono a causa dell’affluenza quotidiana di persone che con la loro presenza sarebbero motivo di degrado. Fuori da ogni commento, è importante per la comunità pompeiana discutere su questo stato di disagio di operatori commerciali e privati cittadini (che non è l’intera comunità) per capire in primis se si tratta di un dato reale o solo di pregiudizio immotivato (in una sola parola discriminazione). La cosa più importante è l’urgenza del dibattito sulla storia e la vocazione della comunità pompeiana: “che cosa siamo e dove vogliamo andare”. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2