A cura della Redazione
Scavi di Pompei, i custodi si difendono: «Non siamo noi lo scandalo!» «Non rappresentiamo noi lo scandalo degli scavi archeologici di Pompei». Dichiarano i rappresentanti del sindacato Uil e della RSU per conto dei custodi del sito archeologico vesuviano. «Siamo stufi di essere additati come l’unico problema. Questo tipo di comunicazione serve a nascondere i veri problemi, distogliendo l’attenzione da cose ben più gravi di un’assemblea del personale che dura solo due ore». Un comunicato sindacale difende i custodi degli Scavi di Pompei ed attacca duramente la direzione del Ministero dei Beni culturali e del Turismo. «Il ministro Franceschini deve piuttosto andare a controllare come vengono impegnati i fondi pubblici, come opera la dirigenza locale e controllare se si riescono a spendere bene e in tempo i fondi dei finanziamenti europei», tuonano Rosa Rosa ed Antonio Pepe a nome delle rispettive sigle sindacali. Secondo i dipendenti addetti alla sorveglianza degli Scavi di Pompei, l’opinione pubblica piuttosto che indignarsi per le due ore di chiusura del parco archeologico a causa di assemblee sindacali, dovrebbe condannarne la cattiva gestione degli ultimi anni, a partire dal crollo della Schola Armaturarum. I problemi irrisolti sono molteplici. Non riguardano solo la riorganizzazione del servizio di vigilanza ma anche la sicurezza dei luoghi di lavoro, l’organizzazione dei servizi della Soprintendenza, ferma dal 2001, ma soprattutto gli enormi sprechi di denaro pubblico. Dopo due giorni di assemblee del personale di Pompei, durate soltanto due ore per volta, l’opinione pubblica, secondo i sindacati, si sarebbe indignata senza considerare che il personale di vigilanza assicura l’apertura dell’area archeologica per 365 giorni l’anno, senza alcuna contropartita economica aggiuntiva del maggior lavoro svolto, rispetto a colleghi con le stesse mansioni, che osservano la chiusura settimanale, lavorando in ambienti climatizzati. A Pompei il personale di vigilanza è sfiancato dal sovraccarico di lavoro perché controlla un’area di circa 35mila metri quadrati che, per l’enorme quantità di affreschi, stucchi e mosaici, rappresenta un monumento a cielo aperto unico nel suo genere e di inestimabile valore. Inoltre la presenza di decine di migliaia di visitatori al giorno comporta un impegno di custodia e tutela del sito cinquanta volte superiore ai parametri ordinari. Le settantotto unità di personale assunte di recente secondo la fonte ministeriale, sarebbero state, per i sindacati, selezionate senza alcuna trasparenza. Tra esse solo trenta sono di vigilanza ma non effettuano i turni e svolgono esclusivamente mansioni di supporto. A Pompei, concludono i sindacati, non servono solo gli archeologi e gli architetti ma anche custodi, muratori e restauratori. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2