A cura della Redazione
Pompei. Il dibattito sulle bandiere in piazza Bartolo Longo “Sindaco, per favore, lasci stare le bandiere issate in piazza Bartolo Longo”. E’ l’accorato appello del consigliere comunale Attilio Malafronte, che si è dimostrato uomo d’onore nell’agone politico. Non a caso è stato tra i più votati nella recente campagna elettorale amministrativa. Lui, in piena coerenza politica, prima ha lasciato al palo il sindaco D’Alessio, successivamente ha fatto lo stesso anche con gli amici “dissidenti”. Il consigliere comunale Malafronte ha lanciato il suo accorato appello nel corso primo consiglio comunale, prima della pausa estiva che, alla luce dei fatti, è stata onorata solo da pochi. Aveva appena lasciato lo scranno di presidente dell’assise, che gli era stato assegnato di diritto, secondo il regolamento, come consigliere comunale anziano. Il sindaco Uliano, nell’occasione, rispose alla sua istanza con un sorriso felino. La mattina del giorno dopo le bandiere in piazza Bartolo Longo già erano state ammainate e finite chissà dove. Argomento ideale per fare scatenare nei bar le più accese discussioni tra i favorevoli e contrari all’arredo comunale delle bandiere europee che, issate su aste bianche in fila sul lato laico della piazza centrale di Pompei, servivano probabilmente a migliorare il contesto. L’argomento è stato privilegiato tra quelli sul tappeto di natura politica. Probabilmente è stato scelto perché più adatto al periodo estivo in quanto si basa sui punti di vista e non richiede un impegno eccessivo, considerato che le discussioni più appassionate cominciano con il campionato di calcio. “Speriamo che le bandiere tornino in piazza il prima possibile”. E’ il commento alla “nostalgia” delle bandiere di un protagonista di primo piano della campagna elettorale targata Padulosi. La sua tesi è che quelle bandiere “conferivano alla città di Pompei un carisma internazionale”. Di opinione nettamente opposta un suo contraddittorio interlocutore. “Certe stravaganze vanno bene solo per un circo equestre”. A questo punto interviene il terzo, attendista e riflessivo. “Scusate, se tolgono le bandiere a che serviranno le aste, considerato che non si possono restituire al fornitore?”. Considerazione che suscita, da parte di un quarto, una battutaccia irripetibile, che chiude con una risata generale una partita avviata verso lo zero a zero, perché riguardo alle bandiere degli Stati della Comunità Europea, che l’amministrazione precedente a quella di Uliano aveva fatto issare in piazza Bartolo Longo, ognuno, a Pompei, continuerà sempre a pensarla a modo suo. MARIO CARDONE