A cura della Redazione
Pompei. Il pericolo dei rami d´eucaliptus in via Aldo Moro L’allarme per il pericolo di caduta di grossi rami di eucaliptus nell’area di via Aldo Moro (precisamente in prossimità di casale Piscicelli, vicino al ponte rurale che collega il quartiere con la via Ripuaria), è stato lanciato già da qualche giorno dai residenti che hanno dialogato con i vigili urbani. Ma né i caschi bianchi né tantomeno la Protezione Civile di Pompei (il suo comandante risiede a qualche centinaio di metri di distanza dai punti di transito pericolosi) hanno ancora provveduto ad eliminare il pericolo incombente per la caduta di grossi rami secchi, facilmente individuabili sui due eucaliptus, unici residuati di una colonia d’alberi piantata nella creazione del quartiere di edilizia popolare che un precedente ceto politico dirigente ha fatto tagliare. Una scelta scellerata, quella del taglio degli eucaliptus da via Aldo Moro, le cui conseguenze saranno pagate dalle generazioni future a causa dell’inestimabile danno all’ambiente ed alla salute dei cittadini residenti. Peraltro, tornando al pericolo dei rami pendenti, ci riferiamo ad una zona altamente frequentata, tutti i venerdì, quando viene organizzato dal Comune il mercatino settimanale di Pompei. Eppure le tragedie precedenti in quella zona (famiglia Ruggirello) dovrebbero consigliare maggiore prudenza all’amministrazione locale di Pompei e di conseguenza alle istituzioni (in primis i Vigili del Fuoco che, però, avrebbero dovuto essere avvertiti del pericolo imminente). La mancanza di un progetto nella gestione del verde pubblico è un problema a cui le classi dirigenti di Pompei (nella sua breve storia) non hanno dato mai una soluzione, preferendo interventi spot che hanno aggravato il problema anziché risolverlo. E’ inutile spiegare che il problema è non solo ambientale e paesaggistico, ma anche economico perché le varie amministrazioni che si sono avvicendate a Palazzo De Fusco hanno preferito ignorarlo a partire dalla potatura (specie per gli alberi delle aree di periferia) per poi procedere al drastico taglio delle piante quando “davano solo fastidio” con rami cadenti o radici emergenti dal selciato stradale. La mancanza di una politica del verde pubblico mirata alla sua gestione oculata si riflette nel costo per la comunità pompeiana perché si finisce, ad ogni tornata amministrativa, col piantare nuovi alberi in sostituzione del patrimonio naturale precedentemente distrutto. E’ come se una famiglia facesse sempre nuovi risparmi per sostituire quelli precedenti, che sarebbero sistematicamente “bruciati” dai capo famiglia. MARIO CARDONE