A cura della Redazione
Pompei. Biblioteca "Maiuri", lettera del sindaco Uliano Il tormentone estivo a Pompei? La polemica sullo “sfratto” alla biblioteca "Amedeo Maiuri". E’ senza dubbio l’argomento più ricorrente ai tavolini dei bar e nei saloni da barba e capelli e sotto le docce dei centri fitness della città mariana. Molti deplorano che i libri di archeologia e gli effetti personali di uno studioso che ha operato per anni per la valorizzazione del patrimonio culturale locale, debbano abbandonare Pompei a favore di chissà quale altro sito. C’è sempre qualcuno che ha in serbo la soluzione alternativa. Molti fanno il nome dell’arcivescovo Tommaso Caputo, persona sensibile al fascino dell’archeologia, che avrebbe a disposizione mezzi e motivazioni giuste, considerati anche i numerosi edifici di valore della Chiesa di Pompei sfitti da tempo. Altri suggeriscono di interessare alla questione l’Azienda del turismo di Pompei (Ente regionale) che, grazie alla mediazione del direttore del tempo Luigi Garzillo, favorì la convenzione tra il Comune di Pompei e Università Suor Orsola Benincasa, che fece approdare sul territorio (prima a Civita Giuliana e, successivamente a Palazzo de Fusco) il “Centro di documentazione archeologica”. Il sindaco dell’epoca era Claudio D’Alessio. Voleva trasformare la sede del Municipio in edificio museale. Ora i tempi sono diversi. Le svolte della politica pongono di fronte a nuove realtà. Il nuovo primo cittadino, Nando Uliano, giustamente conferisce priorità alle esigenze di cassa che ripropongono l’utilizzo istituzionale del palazzo di Governo. Ne consegue un’inevitabile quanto imbarazzante lettera di sfratto che ha incontrato la ferma opposizione del deus ex machina (Pappalardo) che non ha nessuna intenzione di lasciare la sede più prestigiosa possibile per la “sua” biblioteca. La replica forse è stata motivata più del necessario, perché non si sbatte in faccia al convitato il conto del ristorante, ma nella sostanza delle cose porta ad una conclusione ineludibile: Uliano sull’argomento ha ragioni da vendere. Se spende mensilmente, come spiega nella sua nota, 20 mila euro di canoni per gli uffici comunali, non può permettersi il lusso di ospitare al suo posto una biblioteca, a quanto si dice non frequentata come richiederebbe il suo prestigio. Forse il clamore della vicenda darà all’iniziativa di Pappalardo e compagni una buona dose di pubblicità, ma prima le cose non stavano esattamente così. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2