A cura della Redazione
Pompei. Replica del segretario Pd ai dissidenti «Commissariamento della sezione del Partito democratico di Pompei? E’ tutta una bolla di sapone che si sgonfierà in pochi giorni». E’ il segretario cittadino del Partito Democratico, Enzo Mazzetti, a dichiararsi su un manifesto di un gruppo di dissidenti che si è dissociato ed ora, capeggiato dall’ex capogruppo in Consiglio comunale, Domenico Mancini, spiega ai pompeiani che è stato un grande errore non fare le Primarie per eleggere il candidato sindaco da presentare alle elezioni amministrative del 25 maggio. Giusto per fare cronaca completa: dopo il disimpegno dalla linea ufficiale di partito, gestita da un ceto dirigente che è più o meno quello che ha contribuito alla creazione di Elaboriamo, un contenitore di liste civiche senza bandiere che ha costituito una coalizione elettorale che partecipa alle prossime elezioni amministrative. Sempre per cronaca è giusto chiarire che i dissidenti non sono rimasti neanche loro uniti ma si sono associati, nella diaspora, praticamente a tutte le coalizioni. Giusto per far presente un paradosso (che conferma una linea di generale disimpegno, alle amministrative, dal senso di appartenenza politica) i firmatari del manifesto in questione fanno parte dell’unica coalizione, con l’eccezione del M5S e quella capeggiata dalla Padulosi, il cui candidato che corre per la fascia tricolore non ha la tessera del Partito Democratico. Sarebbe il caso di scrivere non solo un articolo di giornale ma un romanzo sulla sezione cittadina del Partito Democratico di Pompei, che poi non è stato mai premiato in sede di consensi elettorali. In quel partito, a Pompei, ogni tesserato è un’isola a parte, convinto di poter costruire autonomamente le alleanze a discapito del senso di solidarietà che dovrebbe essere condiviso da persone che coltivano, se non i medesimi ideali, almeno gli stessi obiettivi. Tanto per concludere, in tutta la vicenda che ha portato all’esclusione del simbolo del PD dalla campagna elettorale amministrativa per Pompei, è stato il gruppo dirigente provinciale a farci una brutta figura, perché si è lavato le mani su una situazione politica anomala perdurata per anni, in cui una parte del partito ha avallato la maggioranza amministrativa di Claudio D’Alessio mentre l’altra parte (in maggioranza) ha fatto l’opposizione. Ora la segreteria provinciale rischia di entrare nel ridicolo, risvegliandosi dal letargo quando è troppo tardi, con il solo scopo di deplorare l’avvicinamento di simboli di tradizione contrapposta, con tutta l’importanza che può avere una cosa del genere, considerati i tempi che corrono. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2