A cura della Redazione
Terzigno. Il degrado della pineta del Vesuvio La primavera bussa alle porte e l’aria sarà più mite, adatta a passeggiate salutari che farà felici i piccoli, i giovani e gli adulti. Quale luogo è più idoneo per essere utilizzato se non una pineta alle pendici del Vesuvio? Purtroppo questa è stata abbandonata a se stessa senza una tutela adeguata diventando un ricettacolo di rifiuti e un ritrovo di cani randagi. La stessa di proprietà del Comune di Terzigno, ma ricadendo nella giurisdizione dell’ ente parco Vesuvio è totalmente trascurata. In essa insiste anche il campo sportivo comunale, lasciato senza manutenzione dall’indifferenza dei preposti. Una volta questo stadio era il fiore all’occhiello del Comune di Terzigno, in quanto sede di manifestazioni sportive locali e anche nazionali con la partecipazione ai vari campionati di calcio nonché competizioni internazionali come il Concorso Ippico Internazionale Vesuvio Equitation Star. Adesso questa struttura non è altro che un campo di sterpaglie. Qualche anno fa, l’intera area della piana tonda fu data in gestione all’ente Parco che realizzò percorsi listellati e con staccionate per consentire una giusta valorizzazione della zona con pieno rispetto dei dettami ecologici. Vi fu realizzata anche una edicola votiva dedicata alla Madonna dove nei tardi pomeriggi primaverili ed estivi ci si ritrova per recitare il rosario. Oggi questi percorsi sono vere e proprie trappole, infatti perlopiù gli assali sono divelti, sconnessi e pericolosi con chiodi arrugginiti in bella vista costituendo comode tane per ratti e l’agibilità e la salubrità dell’area votiva è demandata solo alla buona volontà dei frequentatori. La sistemazione dei luoghi l’intera area si presentava e si presenta negli anni addietro come posto di aggregazione sociale infatti già dalle prime luci dell’alba è punto di incontro di persone impegnate in salutari giri di campo o percorsi nella pineta che vengono anche dai paesi vicini. In serata via Salvatore Emblema, strada di accesso all’area ancora oggi è popolata da intere famiglie per tutta la carreggiata, ove assiepandosi sui muretti per sfuggire alla canicola afosa, a modo di scampagnate, cenano o con colazioni caserecce o assaporando leccornie quali graffe, zeppole, panzarotti e sorbetti venduti da ambulanti. In una zona tanto martoriata, salita agli onori della cronaca per il vituperato deturpamento ambientale, con la collocazione di discariche, vedere posti ameni dove non si attua alcun provvedimento di valorizzazione viene da pensare che le promesse fatte sono solo fatue parole. Si auspica un impegno fattivo per rendere questo luogo idoneo. Giuseppina Fabbrocini