A cura della Redazione
Ennesimo crollo agli scavi di Pompei, rischio idrogeologico da eliminare Sarebbe eccessivo drammatizzare. Ma è da irresponsabili aspettare che le cose seguano il loro corso negli scavi di Pompei dove oggi, 3 marzo, si è verificato il terzo crollo dopo quelli avvenuti nella notte tra sabato e domenica. Bisogna al più presto “tamponare” le ferite. Innestare con la calce i tasselli dei muri antichi che si sono sfaldati in questi due giorni e porre i primi rimedi alle infiltrazioni di umidità, anche perché sono previste nuove piogge nelle prossime ore. Soprattutto i turisti che arriveranno in primavera non possono incontrare transenne lungo tutti i percorsi. Bisogna pertanto ripristinare un minimo di regolarità lungo le piste turistiche più battute all’interno del parco archeologico. Ancora un crollo a Pompei dopo i due che avevano riguardato l’antico Tempio di Venere e il muro di contenimento di una tomba della necropoli di Porta Nocera. Stavolta il cedimento riguarda un muro di due metri in un´area che non è stata del tutto scavata di via Nola. Si tratta del costone di una bottega chiusa al pubblico, nella regione V, insula 2, civico 19. Il muro era grondante d´acqua a causa delle piogge abbondanti, il costone di terra ha pressato provocando il crollo. La notizia è stata confermata ufficialmente dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, che ha comunicato che il cedimento si è verificato nel corso della notte tra domenica e lunedì. Il muro, per la maggior parte costituito da restauri recenti e sorretto da una struttura moderna in ferro, si trova al limite dell’area non scavata e premeva su di esso una grande massa di terra, appesantita dalle recenti piogge. Il rischio idrogeologico connesso alle aree non ancora scavate rappresenta uno dei problemi da risolvere a Pompei, perché l’acqua che appesantisce i terreni durante le grandi piogge non è stata fino ad oggi adeguatamente drenata e convogliata all’esterno dell’area archeologica. I lavori preventivati per risolvere il dissesto idrogeologico, previsti dal Grande Progetto Pompei, già in fase di assegnazione secondo la Soprintendenza, dovrebbero risolvere definitivamente la grave questione. Intanto navighiamo a vista nel mare dell’emergenza a Pompei, e il tempo fa aumentare i crolli. Segno che si deve intervenire subito prima che sia troppo tardi. La bottega dove è avvenuto l’ultimo crollo non era da tempo accessibile al pubblico. Comunque la direzione degli Scavi ha ritenuto opportuno chiudere via di Nola, in attesa lavori urgenti di ripristino della muratura. Ma con quali operai?. «Gli episodi di questi giorni – spiega il sovrintendente pro tempore degli scavi di Pompei, Luigi Malnati - sono stati causati ancora una volta dal maltempo e dalle forti piogge, le stesse che hanno provocato danni in tante altre località. Questo avviene in un sito di età romana, con strutture antiche conservate anche in elevato, che sono alla luce da più di due secoli». La gran parte dell’area archeologica è oggetto del massiccio intervento del Grande Progetto Pompei. Sta procedendo nei tempi stabiliti (secondo Il Ministero dei Beni Culturali). Il fatto è che questi episodi negativi, che riguardano il più importante museo archeologico all´aperto d´Italia, scandiscono i tempi di un ritardo che appare sempre più pregiudizievole al futuro del monumento. Ora la società civile di Pompei si chiede, dopo i tre ultimi crolli, quanto tempo sarà necessario perché una squadra di muratori metta in sicurezza le strutture attaccate dall’umidità nel fine settimana. Il neo ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha convocato d´urgenza una riunione operativa per martedì 4 marzo (ore 19,30) in cui è prevista, oltre alla partecipazione dello stesso titolare del Dicastero, quella del soprintendente incaricato, Massimo Osanna, del direttore generale delle antichità, Luigi Malnati, e del direttore generale del Grande Progetto Pompei, Giovanni Nistri. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2