A cura della Redazione
Pompei. Convegno "Moenia e Urbs" sugli Scavi archeoloigici Due milioni e trecento mila turisti l’anno possono costituire un "pericolo" per la tenuta del parco archeologico di Pompei, diviso dal centro storico moderno mediante un circuito di mura, fortificazioni e porte d’ingresso, costruite in epoca romana ed ancor prima, per una lunghezza di tre chilometri e mezzo. Il turismo “mordi e fuggi” sovente costituisce un fattore di criticità. Argomento che prima o poi si dovrà affrontare seriamente. Intanto, se ne è discusso nell´ambito del convegno "Moenia e Urbs" tenutosi il 6 e 7 giugno scorsi presso l´Auditorium della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. "In futuro - ha commentato Piero Giovanni Guzzo, ex soprintendente - si dovrà pensare ad organizzare visite guidate con personale interno alla Soprintendenza. Le comitive di turisti dovranno essere accompagnate lungo una serie di percorsi alternativi sulla base di un calendario di visite programmate, in modo da non aggravare il consumo di strutture architettoniche che hanno almeno duemila anni di vita”. Il turismo di massa, se è vero che contribuisce a migliorare l’economia del territorio, rappresenta allo stesso tempo un fattore di degrado preoccupante. Riguardo al sito archeologico di Pompei, gli esperti che hanno partecipato al convegno, sono partiti da un concetto che è sembrato condiviso da tutti: l’emergenza per Pompei è cominciata dallo scavo dei Borbone che, riportando alla luce la città antica fuori dal sottosuolo vulcanico, l’hanno sottoposta all’attacco degli agenti atmosferici (sole, gelo, pioggia, vento) oltre che a bombardamenti, terremoti ed eruzioni dei tre secoli successivi. Il “Grande Progetto Pompei” è un’occasione eccezionale per intervenire con lavori pubblici e ripristinare almeno parzialmente quanto è stato eroso nel corso del tempo. “A Pompei sono state sempre necessarie leggi speciali ed ingenti risorse finanziarie per un sistematico intervento di restauro", ha sottolineato Stefano De Caro, altra gloria locale, ex direttore del sito ed attuale presidente Iccrom (International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property). De Caro ha posto una questione di rilievo. La tutela del monumento vesuviano imporrà anche nel futuro scelte di priorità negli interventi, perché è probabile che aumenterà la necessità della sua manutenzione ordinaria e straordinaria, mentre saranno minori le risorse disponibili. Per cui bisognerà muoversi in un quadro di conoscenze approfondite e complessive, mentre sarà compito del ceto scientifico orientare le scelte e le priorità. A conclusione del convegno “Moenia e Urbs”, archeologi delle Soprintendenze e delle università campane e nazionali, si sono confrontati sulle fortificazioni a Pompei e nel golfo di Napoli tra età arcaica ed età romana. L’obiettivo dichiarato è quello di dotare l’intervento pubblico su Pompei di un apparato archeologico di contesto relativamente ad un elemento distintivo fondamentale come le mura di cinta. Alla fine della due-giorni di dibattito, l’argomento su cui sono confluiti molti interventi ha riguardato la proposta di una scheda o di un metodo di lavoro condiviso specie nel riportare la sintesi delle conclusioni sulle indagini scientifiche conseguenti ad un intervento di scavo. E’ necessario, al riguardo, muoversi in un contesto in cui siano chiare priorità, rapporti, gerarchie, ruoli e responsabilità. “Soprattutto un principio - ha precisato Grete Stefani, attuale direttrice degli Scavi di Pompei - deve essere posto all’attenzione delle Università, Fondazioni ed Enti che la Sanp autorizza ad operare all’interno del parco archeologico di Pompei. Chi scava a Pompei - ha argomentato giustamente la Stefani - ha il dovere di lasciare in eredità all’Ente statale il resoconto della sua ricerca”. La Soprintendenza di Napoli e Pompei è dotata di un archivio organizzato con tecnologia d’avanguardia. Rappresenta una fonte d’aggiornamento fondamentale per chi intende partire nell’avventura di una campagna di scavo o d’indagine scientifica su reperti di scavi precedenti. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2