A cura della Redazione
Pompei. Bookshop negli Scavi, dipendenti scrivono al ministro Siamo alle solite. Un malessere che è rimasto sempre lo stesso nella Direzione dei siti archeologici vesuviani è la lentezza burocratica. Era presente nella gestione Guzzo, ed è rimasta tale e quale nelle gestioni successive. L’unica parentesi (peraltro infelice) è stata quella commissariale che alla fine ha comportato danni più consistenti dei vantaggi di poter seguire una normativa eccezionale. La Direzione degli Scavi di Pompei ritarda nel regolamentare il passaggio di cantiere nella vendita di manuali turistici presso le librerie di Pompei ed Ercolano, allo stesso modo in cui ritarda nello spendere i soldi della Comunità Europea per la ristrutturazione delle antiche domus erose dalla pioggia, dal vento e vandalizzate da visitatori idioti. Al Mibac, come probabilmente negli altri Enti di governo del Paese, prevale la prassi consolidata dello scaricabarile. La conseguenza è sotto i nostri occhi: vanno sempre peggio l’economia del territorio e l’immagine internazionale di siti culturali di prim’ordine quali Pompei ed Ercolano. Servono meno chiacchiere e giri di corrispondenza e più fatti da parte dei diretti responsabili, che ricevono lo stipendio anche perché si devono assumere le loro responsabilità. Significa che quando la mattina si aprono i cancelli del monumento archeologico, gli utenti che hanno pagato il biglietto hanno il sacrosanto diritto di visitarlo a 360 gradi, senza incontrare sul loro percorso barriere, buche piene di fango, serrature con chiavistelli arrugginiti per il non uso. I turisti hanno il diritto di accedere a servizi all’altezza del monumento. Parliamo dei cosiddetti servizi aggiuntivi: deposito bagagli efficiente, manuali scritti ed illustrati da scienziati competenti, accompagnatori turistici professionali, ecc.. Insomma, il microcosmo di contorno che in questi giorni rischia di venire a mancare (almeno in parte) per il semplice motivo che si ritarda nella formalizzazione di un nuovo appalto alla CoopCulture, assorbendo la mano d’opera che precedentemente ha operato nella Electa-Mondadori. Ci riferiamo ad una decina di operatori culturali specializzati che hanno scritto al ministro Bray per descrivere il rammarico per il disservizio e la caduta d’immagine del sito archeologico. Per orgoglio e pudore, nella lettera al ministro non c’é, da parte di questi dipendenti, che convivono operosamente, da tredici anni, con i colleghi Mibac, la preoccupazione per il futuro delle loro famiglie. Negli anni quasi tutti hanno messo su famiglia. I loro figli vanno a scuola, le bollette arrivano regolarmente (quelle sì) e c’è il mutuo da pagare. Chi li tutela dal ritardo burocratico nella formalità del nuovo contratto d’appalto nella gestione di librerie e rivendite di souvenir e riproduzioni artistiche? L’unica residua speranza è che a questa domanda il nuovo ministro dei Beni Culturali possa dare una risposta esaustiva. MARIO CARDONE twitter: @mariocardone2