A cura della Redazione
Pompei. Dimensionamento scolastico, ancora proteste «Perché tagliare gli istituti della scuola primaria di Pompei, dal momento che è nella norma per popolazione scolastica, che tra scuola dell’infanzia, elementare e media è di tremilatrecento allievi?». La questione è stata posta, lunedì sera, da docenti e genitori infuriati al professore Avino, assessore al comparto scolastico in giunta D’Alessio, che ha deliberato sui nuovi accorpamenti degli istituti pompeiani. A partire dal prossimo anno scolastico, il II circolo didattico annetterà la scuola media "Della Corte". Allo stesso tempo, le tre scuole primarie pompeiane diventeranno istituti comprensivi, vale a dire forniranno l’istruzione scolastica dall’asilo alla licenza media. Delibera che a molti non è andata giù. E’ stata vista come un sopruso in quanto costruita per gli interessi di qualche dirigente scolastico a scapito di quelli generali. Il commento che gira dietro le quinte è: «A Pompei si vuole fare politica a scapito della qualità dell’educazione scolastica». La minaccia è il ricorso al Tar. Lunedì, un folto gruppo di manifestanti si è recato sotto Palazzo De Fusco, e ricevuto dall’assessore Avino ha manifestato il malessere del corpo insegnanti della scuola primaria di Pompei e della platea studentesca che, è stato commentato, potrebbe veder compromessa la continuità didattica. «Faremo affiggere un manifesto per la città in cui l’amministrazione di Pompei garantirà pubblicamente alle famiglie degli studenti che nessun plesso scolastico chiuderà i battenti - ha assicurato Avino -. Tutto nella scuola resterà come prima. Passeranno esclusivamente da quattro a tre i dirigenti scolastici con le rispettive segreterie». La notizia non ha placato l’ira dei manifestanti, che hanno chiesto ad Avino di spingere il sindaco Claudio D’Alessio a fare un passo indietro, annullando la delibera, a loro dire sbagliata, iniqua e poco trasparente. Non rispetterebbe le garanzie della normativa scolastica regionale. Sarebbe irregolare la procedura di consenso a monte della delibera perché non sarebbe stata consultata formalmente la base sociale (sindacati e famiglie). Infine ,secondo i professori, la delibera di ridimensionamento della scuola di Pompei avrebbe qualche lato oscuro dal momento che manca un verbale della riunione dell’esecutivo pompeiano con i dirigenti scolastici e sindacati. Sembrerebbe, secondo i manifestanti, che i dirigenti contrari al provvedimento fossero in partenza due e non uno come è stato riferito. mario cardone