A cura della Redazione
Pompei. La storia a lieto fine del cane Leo Odissea a lieto fine per un cane solo e abbandonato che vagava per le strade della periferia di Pompei. La storia, da un lato, mette in luce l’iniziativa e l’operosità di alcune figure di volontari che collaborano con l’amministrazione comunale di Pompei. Sul versante opposto, fa emergere i ritardi ed i disservizi della malasanità veterinaria. La storia è nelle linee generali una di quelle che capitano frequentemente a chi vive nel mondo dell’accoglienza agli animali domestici, in particolare i cani. Storie che, quando sono a lieto fine, si concludono con l’adozione dell’amico a quattro zampe da parte di una famiglia di esseri umani. Nel nostro caso è Leo (diminutivo di Leonida), un labrador simpatico e sorridente, ad essere stato tolto dalla strada prima che finisse sotto una macchina. Nello specifico si è attivata una rete di solidarietà fra figure professionali ed associazioni che operano autonomamente a Pompei ma che sono tutte collegate all’amministrazione comunale. Si tratta della polizia municipale, delle guardie ambientali e del dottor Luciano Scatola, il delegato dal sindaco D’Alessio al randagismo. Il simpatico Leo era stato abbandonato nella periferia di Pompei in via Astolelle. Si divertiva a rincorrere le automobili mettendo in pericolo la sua incolumità e quella degli automobilisti che incrociava. Cristina D’Aniello, una professionista del quartiere, prudentemente ha segnalato ai vigili urbani la presenza del labrador senza guinzaglio nella strada. A questo punto si è messo in moto Scatola, che ha collaborato con la polizia municipale, mentre Enza Calabrese, responsabile e comandante delle guardie ambientali, ha trovato una casa per Leo presso due fratelli di Boscoreale (Luigi e Francesco Langella) ferventi animalisti. Purtroppo la felice conclusione di un caso esemplare non risolve il problema di solitudine e di pericolo di tanti amici a quattro zampe. Al dottore Scatola (ex veterinario della sanità locale, alla direzione del servizio di prevenzione) ed a quanti hanno vissuto la storia in prima persona preme segnalare la lentezza e la scarsa collaborazione del servizio veterinario della Asl Napoli 3 Sud, alla quale lo stesso Scatola si è rivolto, conoscendo modi, tempi e procedure per esperienza professionale. «Due giorni e tante insistenze per far controllare se il cane fosse stato dotato preventivamente di microchip e di conseguenza registrato nell’anagrafe canina - ha segnalato Scatola -. Altre difficoltà per l’applicazione successiva del microchip mancante. Tanto che, alla fine, Luigi e Francesco Langella, che hanno adottato Leonida, hanno preferito farlo a proprie spese». MARIO CARDONE