A cura della Redazione
Pompei. Scavi, serve la manutenzione ordinaria Quanto si dovrà aspettare per la manutenzione ordinaria a Pompei? In un recente dibattito parlamentare, l’onorevole Rutelli ha proposto all’Ales (Arte, Lavoro, Servizi) la manutenzione degli scavi archeologici di Pompei e degli altri siti vesuviani. L’Ales è una società in house del Ministero dei Beni Culturali creata come supporto alla valorizzazione dei siti archeologici ed alla conservazione del patrimonio storico. Il problema è che si tratta di una società che nei fatti, nonostante le buone intenzioni, finora non è ancora decollata, né risulta dotata di sufficiente personale qualificato nelle arti e nei mestieri necessari per il restauro conservativo di Pompei. E’ chiaro che un muratore, un fabbro, un giardiniere od un falegname che operano nell’antica città romana devono avere delle competenze specifiche, aggiuntive rispetto a quelle del semplice mestiere. C’è l’urgenza di formare sul territorio esperti ad hoc finalizzati al restauro ed alla conservazione degli scavi di Pompei e degli altri siti del territorio vesuviano. Il problema organizzativo da risolvere al più presto è che quando cade una trave od un pezzo di stucco o d’intonaco da un muro antico, manca nel personale della soprintendenza di Napoli e Pompei l’operaio o l’artigiano che sappia ripararlo. Non si può attendere che si risolva il dibattito sul modello di gestione (fondazione o azienda autonoma territoriale) più adatto a Pompei prima di avviare un serio programma di manutenzione ordinaria in tutti i musei archeologici vesuviani. Nello stesso tempo c’è scarsezza di risorse finanziarie a disposizione. L’idea potrebbe essere quella di mettere in campo stage formativi nelle varie arti e mestieri necessari a Pompei, Ercolano, Stabia ed Oplonti, al fine di creare un serbatoio di personale specializzato a cui potrebbero ricorrere sia il servizio civile che l’Ales o gli stessi privati intenzionati ad entrare in gara per avere in appalto la manutenzione ordinaria di Pompei. Il responsabile dell’Osservatorio sui beni culturali dell’area vesuviana, Antonio Irlando, ha ipotizzato a questo punto la possibilità di accedere in “via straordinaria” al finanziamento europeo, per mettere in moto la macchina della manutenzione ordinaria di cui ci sarà ancora più bisogno alla fine dei lavori in programma con i 105 milioni di euro deliberati in sede di Comunità Europea. A questo punto la società civile deve tenere gli occhi bene aperti: non devono essere ripetuti gli errori del passato a Pompei. MARIO CARDONE