A cura della Redazione
Pompei. Lotta alla prostituzione, sindaco e vescovo in disaccordo Sul contrasto alla prostituzione ed alle forme più evidenti di micro criminalità (scippo, borseggio e furto con destrezza), sindaco e vescovo di Pompei hanno dimostrato, nelle loro recenti dichiarazioni, di avere opinioni contrapposte, specie riguardo all’azione di contrasto delle forze di polizia. L’Arcivescovo Carlo Liberati (nella foto) ha fatto nelle omelie degli ultimi giorni una paterna tiratina d’orecchio a Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Corpo dei Vigili Urbani perché, specie la prostituzione (secondo lui) ha osato invadere piazza Bartolo Longo fino ad arrivare al sacrato del Santuario. Il sindaco Claudio D’Alessio è di diverso parere. Ricordiamo che è secondo la legge la massima autorità in tema di ordine pubblico sul suolo pompeiano. Per questo motivo dovrebbe avere le idee chiare sull´argomento, considerato che riceve rapporti giornalieri sulle attività delle forze dell´ordine (fogli di via e multe per le coppie trovate a praticare sesso su suolo pubblico). Notoriamente, se non assumono un comportamento contro il buon costume (vale a dire nel modo di vestire o nell’adescare i clienti) le “signorine di marciapiede” godono, secondo l’ordinamento italiano, degli stessi diritti civili di tutte le altre persone. A loro è consentito, come a tutti gli altri, anche entrare in chiesa per pregare la Madonna, cosa che all’Arcivescovo dovrebbe fare piacere. Le forze di polizia, dopo i recenti incitamenti di mons. Liberati, hanno alzato la guardia al massimo livello. La piazza del Santuario e le quattro arterie principali del centro storico sono letteralmente blindate. Ronde di carabinieri le attraversano in tutte le ore, mentre poliziotti in divisa ed in borghese, e vigili urbani, sono smistati ai quattro angoli della piazza. Automobili ferme fanno da posto di blocco nei confronti di tutte le autovetture sospette per il controllo dei documenti. Mentre si tocca il massimo nella prevenzione alla microcriminalità, scattano le prime lamentele dalle periferie dove, specie i commercianti locali, si sentono abbandonati per non avere la stessa tutela dei colleghi del centro. L’arcivescovo Liberati - secondo alcuni - è molto vicino agli interessi degli operatori del centro storico mentre trascura la periferia di Pompei. La verità invece è che va diritto sulla sua strada senza sentire gli altri, mentre farebbe bene ad aggiornarsi. Sulla base di un’opinione negativa circa gli alberghi pompeiani (sono parole sue), le comitive di pellegrini dirette al Santuario della Madonna del Rosario le invita ad alloggiare presso gli alberghi di altri paesi del comprensorio: Castellammare di Stabia, Sorrento ed Amalfi, perché gli alberghi di Pompei, sempre secondo lui, danno ospitalità alle prostitute. Niente di più falso. Riporta un’immagine stereotipata di Pompei, superata da almeno venti anni. Inoltre, Liberati sa bene che oltre a prostituzione, spaccio di droga e scippi, ci sono delitti ben più gravi come l’estorsione, la corruzione, la truffa, l’abusivismo, l’evasione fiscale ed il delitto ambientale, contro i quali è richiesto il massimo impegno da parte dei tutori dell’ordine. Distrarli da questo importante compito sarebbe, questo sì, davvero un peccato. MARIO CARDONE