A cura della Redazione
Pompei. Suicidio imprenditore, le parole di mons. Liberati Sul suicidio di Arcangelo Arpino, imprenditore edile 63enne che si è tolto la vita nel parcheggio del Santuario di Pompei, è intervenuto l´Arcivesco Carlo Liberati. «Appena appreso della scomparsa dell’imprenditore Arcangelo Arpino - ha dichiarato l´Alto Prelato - mi sono recato sul posto e poi presso la Stazione dei Carabinieri di Pompei, dove ho incontrato i suoi familiari affranti dal dolore. Ho manifestato loro la mia solidarietà e vicinanza, provando a confortarli. Alla moglie e ai figli ho detto che avrei celebrato una santa Messa in suffragio del defunto (celebrata alle ore 19.00 di ieri, N.d.R.). Sicuramente Arcangelo, recandosi a Pompei dalla vicina Vico Equense, dove abitava, ha cercato conforto nella Vergine di Pompei. La morte di Arcangelo è un evento tragico che deve farci riflettere profondamente su quanto, in questo momento così difficile e drammatico per il nostro Paese, dobbiamo essere tutti solidali e, soprattutto, affidarci alla Divina Provvidenza senza lasciarci prendere dallo sconforto. La vita è dono di Dio, un dono prezioso. Invito tutti ad avere più fiducia in noi stessi e, soprattutto, in Gesù che ha avuto per noi il gesto più profondo di amore: quello di donare la propria vita per realizzare la nostra salvezza. La gente si sente abbandonata. Anche io, durante la Supplica di martedì 8 maggio, ho detto di sentirmi abbandonato dalle istituzioni. Anche Gesù sulla croce si è lamentato: sono vicino e solidale ai familiari di quest’uomo. Comprendo il loro profondo dolore», ha concluso Liberati.