A cura della Redazione
Pompei. Perosnale degli Scavi, la Cisl critica la soprintendente Tuona Antonio Pepe contro la soprintendente archeologa Teresa Elena Cinquantaquattro, che non ha mantenuto (a suo dire) gli impegni presi in materia di ripartizione del personale di vigilanza (i custodi) sulla base del lavoro effettivo da svolgere ogni giorno. Il rappresentante del sindacato Cisl a Pompei stigmatizza il comportamento irrispettoso della dirigente nei confronti del vertice ministeriale. La Cinquantaquattro, in materia di direzione del personale, disattenderebbe alle indicazioni del Segretario Generale del Ministero dei Beni Culturali, Antonia Pasqua Recchia, nella ripartizione degli organici complessivi di personale della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei sulla base delle esigenze dei diversi siti archeologici, della dimensione turistica degli stessi ma, soprattutto, della differente attrazione turistica che essi esercitano dal momento che a Pompei arrivano due milioni e cinquecento mila turisti l’anno, mentre in altre località le presenze sono solo di poche migliaia. E’ una battaglia che i sindacati di Pompei portano avanti da quando l’amministrazione dei beni archeologici vesuviani è stata unita al resto della provincia di Napoli sotto la stessa direzione. Dal momento che i 945 dipendenti (tra custodi, archeologi, architetti, operai ed impiegati amministrativi) complessivamente in servizio devono essere suddivisi tra i diversi monumenti presenti sul territorio, i criteri della loro ripartizione negli incarichi dovrebbero essere, in teoria, quelli fissati dal Segretario Generale nel suo recente intervento a Pompei (5 aprile), ovvero la “rideterminazione degli organici secondo le esigenze dei siti della Soprintendenza”. Al contrario, la soprintendente, a quanto pare, non riesce a prendere il toro per le corna, in poche parole non le riesce facile trasferire a Pompei un adeguato numero di custodi attualmente operanti nel Museo Nazionale di Napoli o in altri siti della provincia di Napoli dove c’è una minore esigenza di sorveglianza perché gli spazi sono più ristretti ed i visitatori di numero più contenuto. C’è riluttanza del personale a trasferirsi altrove e la Cinquantaquattro è in evidente difficoltà, come riconosce la medesima Cisl. ”E’ evidente che la Soprintendente ha difficoltà d’azione perché qualsiasi sia la sua decisione scontenta l’una o l’altra parte delle due Soprintendenze, che continuano ad avere due regolamenti, due territori, con due esperienze di gestione che si scontrano - si legge nella nota Cisl -. Da una parte i siti dell’area napoletana/flegrea che continuano ad osservare la chiusura settimanale, e dall’altra parte i siti archeologici dell’area vesuviana aperti 365 giorni l’anno”. A questo punto Pepe, a nome della Cisl, osserva: ”Al fine di una distribuzione imparziale dei fondi in ugual misura a tutto il personale, abbiamo ritenuto dover chiedere una rimodulazione degli organici a partire dal personale di vigilanza, per poter stabilire un equo carico di lavoro pro-capite sulla base delle superficie archeologiche dei siti Sanp, includendo l’area visitabile e l’attuale personale addetto alla vigilanza, per poi passare a tecnici, operai e amministrativi a tutti i livelli”. MARIO CARDONE