A cura della Redazione
Boscoreale. Cava Sari, la denuncia della Rete dei Comitati Pubblichiamo il comunicato della Rete dei Comitati vesuviani riguardante la ripresa degli sversamenti dei rifiuti nella discarica di Cava Sari a Terzigno. La Rete dei Comitati vesuviani e Legambiente onlus, comunicano che, a seguito dell’incontro tra i Sindaci di Boscoreale, Boscotrecase, Trecase e Terzigno con l’assessore all’Ambiente della Regione Campania, on. Giovanni Romano, già a partire dal 6 aprile 2012 nella discarica Sari sono tornati a sversare 14 dei 18 Comuni della zona rossa. Dall’incontro con l’assessore regionale all’Ambiente i rappresentanti dei comitati sono stati esclusi : lasciati proprio fuori del “palazzo”, in barba a tutte le direttive europee sull’informazione obbligatoria ai cittadini. Gli esiti sono stati appresi dalle dichiarazioni dei sindaci – unici interlocutori dell’assessore - o a mezzo stampa. Questo fatto smentisce la trasparenza annunciata da qualche Sindaco, che assicurava comunicazioni e controlli, anche per via web, sulla ripresa dei conferimenti e sulla tipologia dei rifiuti conferiti. Inoltre resta l’interrogativo sul perché non vi sia un resoconto scritto dell’incontro. L’impegno che i Sindaci avevano preso con i Comitati di vedere le “carte” con cui Regione e Provincia, tramite la società S.A.P.Na, dichiarano che sono ancora “disponibili” circa 16 mila tonnellate di rifiuti per raggiungere il “calmieramento” della discarica, a tutt’oggi non è stato osservato. Contravvenendo così alle direttive UE sulla gestione dei rifiuti, in materia di trasparenza e informazione ai cittadini , baipassando la Convenzione di Aarhus e rendendosi essi stessi “conniventi” dell’enorme danno al patrimonio ambientale e alla salute dei propri concittadini vesuviani. Mentre il Parlamento europeo ci dà ragione ( Risoluzione 0026 del 2.2.2012) a tutt’oggi assistiamo da queste parti ad una “fiction” istituzionale in cui i Sindaci della zona rossa dichiarano di non voler continuare a sversare in cava Sari, ma di fatto, conferiscono in buona parte “tal quale” (rifiuto indifferenziato) nel Parco nazionale del Vesuvio, area protetta esclusa, di recente, come sito per qualunque discarica dallo stesso Parlamento e dal Governo italiano, ma non da Regione e Provincia. La raccolta differenziata, come più volte denunciato dalla Rete, in molti di questi Xomuni è all’anno zero, e alcune imprese che effettuano la raccolta dei rifiuti, di fatto, contribuiscono a vanificare il lavoro di migliaia di cittadini virtuosi, come hanno dimostrato i recenti episodi di rescissione contrattuale nei comuni di Trecase e Boscotrecase e l’inquietante episodio a cui hanno assistito cittadini di Boscotrecase su probabili stoccaggi di rifiuti speciali ospedalieri prontamente denunciato alle Forze dell’Ordine. La cava Sari, come abbiamo più volte dimostrato, è ampiamente esaurita, ha ingoiato rifiuti non selezionati, rifiuti non stabilizzati provenienti dalla Provincia di Caserta, per bonificare Lo Uttaro, e sopravanzata la quota prevista dalla relativa Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA ord. MISA 289/2009), per precisa responsabilità della Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania (ARPAC) che ha autorizzato l’aumento dei conferimenti con atto ambiguo, non tutelando l’ambiente per il conferimento di rifiuti non stabilizzati avvenuti nell’estate 2010 e come denunciato dall’Ente Parco nazionale del Vesuvio (Ordinanza n. 1 del 23/12/2010). Di questo auspichiamo che al più presto la Procura di Nola, partendo dalle tante denunce prodotte nel merito, attivi finalmente qualche magistrato competente e sensibile, che indaghi approfonditamente sulle mancate tutele perpetrate da diversi Organi dello Stato e renda pubblici , finalmente, i dati relativi all’accertamento dell’inquinamento delle matrici ambientali, che attendiamo da circa due anni. Da ultimo ci preme rimarcare l’enorme danno economico perpetrato dalla fallimentare gestione dell’invaso Sari, da cui la stessa ASIA ha preso ultimamente le distanze, relativamente al mancato utilizzo del biogas (oltre 2000mc./ora) per la trasformazione in energia e il mancato trattamento del percolato, che costa alla comunità milioni di euro all’anno, che andrebbero investiti nell’urgente bonifica delle aree contaminate. Noi non ci arrendiamo e continueremo a denunciare all’infinito tale disastro ambientale, sanitario ed economico prodotto da una gestione dolosa, scellerata e incompetente del ciclo dei rifiuti. La Rete e Legambiente, con coerenza, oltre a denunciare costantemente, nei limiti delle proprie possibilità , ogni violazione della salvaguardia dell’ambiente vesuviano, chiedono ai Sindaci vesuviani di pretendere, da subito, il conferimento agli impianti di selezione (STIR) e, in forza dei loro obblighi istituzionali a garanzia della pubblica salute, dall’autorità Provinciali e Regionali, la chiusura e l’immediata messa in sicurezza e bonifica della discarica SARI. Rete dei Comitati vesuviani